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Rossella, scomparsa per amore

 

di Sara Carbonin

IMG_0582Questa storia, almeno inizialmente, potrebbe essere paragonata ad una favola: ci sono due ragazzi, un mostro da sconfiggere e l’amore.
L’amore, quella forza che muove il mondo, quella forza che Rossella credeva di avere per salvare il suo Francesco dalla ‘ndrangheta.
Rossella Casini è una ragazza di Firenze iscritta all’università di psicologia, ed è proprio negli ambienti universitari che incontra Francesco Frisina.
I due si innamorano, ma lei è ignara dell’appartenenza ‘ndranghetista della famiglia del ragazzo.
Nel 1978 la giovane, accompagnata  dal padre e dalla madre, scende in Calabria per conoscere la famiglia del fidanzato, ed è proprio in quell’estate che Rossella capisce che c’è qualcosa non va, qualcosa nei loro modi di vivere la insospettisce.
L’estate successiva il padre di Francesco viene ucciso in un’imboscata e per la ragazza diventa sempre più facile incastrare come in un unico mosaico tutto ciò che vive, che sente e che vede quando è a Palmi.
In quegli anni era in corso una faida di ‘ndrangheta tra le due cosche contrapposte dei Gallico – Frisina e dei Condello – Porpiglia. Faida violenta e sanguinosa nata per il controllo del territorio.
Il padre di Francesco muore proprio a causa di questo scontro, poco dopo anche il ragazzo è vittima di un agguato ma si salva.
Francesco grazie a Rossella trascorre la sua convalescenza in un ospedale a Firenze, e lì la giovane lo convince a rivolgersi alla giustizia. Insieme vengono ascoltati dal sostituto procuratore Francesco Fleury ed il ragazzo comincia a parlare della catena di omicidi che stava scuotendo la sua città.
Nel febbraio 1980, Pino Mazzullo, marito della sorella di Francesco viene intercettato mentre diceva riferendosi alla ragazza: “Ci ha inguaiato tutti.” Da lì ad un anno, Rossella sarebbe sparita.
Nel frattempo Francesco ritratta tutto e finisce in carcere, ma la ragazza nonostante tutto non lo abbandona.
Il 22 febbraio 1981, Rossella senza saperlo fece il suo ultimo viaggio a Palmi. Mentre stava tornando a casa telefonò al padre avvertendolo del suo ritorno, ma da quel giorno nessuno la vide più. Sparì nel nulla.
Nel 1994, il padre della ragazza apprenderà dai giornali che un pentito palermitano, Vincenzo Lo Vecchio, aveva rivelato che Rossella era stata condannata a morte dalla famiglia del fidanzato. “La straniera doveva essere uccisa”. Lo Vecchio rivelò dei dettagliai agghiaccianti, la giovane fu uccisa, fatta a pezzi e gettata in mare.
Ad oggi per questo omicidio nessuno ha pagato, non c’è nessuna condanna, nessuna sentenza, nessuna certezza. C’è solo un silenzio straziante e un’omertà assoluta, tutto in perfetto stile  ‘ndranghetista.
Richard Keith Chesterton scriveva che le favole esistono perché insegnano ai bambini che i mostri possono essere sconfitti, questa favola non ha sicuramente un lieto fine, ma ha ancora un mostro da sconfiggere.
Rossella non ce l’ha fatta a sconfiggerlo da sola, facciamolo noi per lei, per il suo coraggio, per il suo amore. Glielo dobbiamo.

Da mafie

 

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