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LA PAURA DELLA LIBERTÀ

 

“La paura della libertà” scriveva Carlo Levi nel novembre del ’44 “è il sentimento che ha generato il fascismo. Per chi ha l’anima di un servo, la sola pace, la sola felicità è nell’avere un padrone; e nulla è più faticoso, e veramente spaventoso, che l’esercizio della libertà”.

Non c’era più il Duce. Ma Levi sentiva attorno a sé, che i servi nati erano inquieti, non c’era più il dittatore, ma c’era la distruzione, la crisi economica e bisognava salvare ancora l’Italia “per la loro tranquillità”. E chi non aveva coscienza della gravità della situazione era gente priva di senso di responsabilità. No, scriveva Levi, costoro sono “maestri nell’arte di galleggiare”.

No scriveva Carlo Levi “c’è qualcuno che ha avuto la strana idea di battersi e morire per la libertà”. “Vi è qualcuno che non ha paura della libertà”.

Leggevo queste parole dell’estensore (insieme a Leone Ginzburg) nel 1932 del programma di “Giustizia e Libertà”. E sentivo un’assonanza con il testo di Gustavo Zagrebelsky uscito su “Repubblica” (e rilanciato nel sito ndr) e la sua affermazione finale: “La libertà non sa che farsene degli imbelli, dei paurosi, di coloro che pensano solo alla propria tiepida sicurezza. E gli imbelli e i paurosi, a loro volta, non sanno che farsene, della libertà”.

In questi pensieri si trovano molte delle radici di Libertà e Giustizia. Da lì veniamo, dal gruppo laico di Piero Gobetti, di Carlo e Nello Rosselli. Attorno alla Costituzione abbiamo speso le nostre energie. La Libertà ci sta cara così come la giustizia, la giustizia sociale e quella dei tribunali. Quindi chiedersi cosa può fare oggi LeG, quali obiettivi, come giudicare i protagonisti della politica di oggi, i loro obiettivi, capire quanti e quali possano essere compagni di strada o se dobbiamo rassegnarci ad attraversare il deserto da soli…questo appartiene alla breve riflessione che vorrei fare con voi.

E’ vero, forse è per la mia età (sono certamente tra i soci più vecchi e forse la più vecchia in assoluto) che mi sforzo di guardare oltre l’oggi, sapendo che l’esperienza può essere utile, e magari anche il lavoro di giornalista abituata a sezionare l’attualità. Eppure proprio per averlo vissuto tutto il tempo dalla guerra ad oggi, proprio per questo mi sento autorizzata a dirvi qualcosa di molto semplice: non dobbiamo aver paura della libertà, quindi dobbiamo avere coraggio, ma dobbiamo anche sapere che mai come oggi la libertà di Gobetti e di Carlo Levi è stata fragile. Vediamo che si avvicina una “marea nera” (definizione di un’amica dell’Anpi), la vediamo arrivare giorno dopo giorno, mentre gli spazi di libertà e di umanità si fanno più deboli, e non sappiamo davvero che aspetto avrà e quanti saremo a riconoscerla.

Guardiamo soltanto ad alcuni degli ultimi provvedimenti di questo governo, a partire dalla legge sulla legittima difesa , quasi un invito a farsi giustizia da soli, voluta da Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia. E poi le zone di alcune città vietate ai denunciati per spaccio, rissa e vendita abusiva , “zone rosse”, delle quali Bologna e Firenze sono state fra i primi sponsor. E poi anche il sistema indicato come “controllo di vicinato”, un sistema informativo che non si sa a chi faccia capo, ma che può essere funzionale a un progetto di controlli e restrizioni poco democratici.

Sappiamo oramai su quante protezioni governative possano contare le  vecchie e nuove formazioni dichiaratamente fasciste. Una protezione cheviene accompagnata dalle dichiarazioni su cosa debba essere il 25 aprile, non più festa della liberazione dal fascismo, ma occasione di lotta alla mafia e di proclamazione della fine dello scontro fascismo- comunismo che non interessa più a nessuno.

E sappiamo quanti siano i giornalisti sotto protezione perché minacciati appena si occupano di fascisti o fanno inchieste molto difficili sui fondi della Lega.

Viviamo un tempo ingiusto.  Diceva Mario Paggi (altro grande del Partito d’Azione): “La democrazia è un regime di gente dignitosa, ma se è vero che non c’è dignità senza libertà è anche vero che non c’è dignità sotto il ricatto economico”. E quale tempo è spietato quanto il nostro verso i più bisognosi di accoglienza?

Viviamo un tempo razzista, fascista, antisemita. Un tempo che non conosce la compassione.

Abbiamo perso, si dice,”il controllo del territorio”, quello vicino a noi.

Ma non abbiamo saputo guardare nemmeno più in là, alla nuova Europa sovranista. Tanto che orizzonti vicini e lontani si confondono.

Ci deve confortare il pensiero che non siamo soli: in questi anni LeG ha costruito un  patrimonio di serietà e cura della Costituzione che ci viene riconosciuto da vecchi e nuovi compagni di strada. Le nostre battaglie saranno quelle di sempre con tanto impegno in più e tante idee nuove in più. Le radici sono quelle e non abbiamo “paura della libertà”. Anzi. Per essa siamo anche pronti a disobbedire alle leggi, nei casi estremi “in cui sono in questione valori ultimi come la vita, la libertà, la dignità delle persone”. Come ci ha insegnato Zagrebelsky e come ci ha spiegato Paul Ginsborg nei suoi libri sulla storia d’Italia.

* Pubblichiamo il testo  dell’intervento di Sandra Bonsanti, presidente emerita di LeG all’Assemblea annuale del soci, che si è tenuta a Bologna.

Da  libertargiustizia

 

 

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