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Ebbw Vale siamo noi

 

Potessimo candidare qualcuno al Pulitzer non avremmo dubbi: Maurizio Crozza. Avevamo già manifestato una certa simpatia professionale per  il comico più celebre d’Italia, in altre occasioni, ma quando il 26 aprile  ha aperto il suo show “Fratelli di Crozza” parlando di Carole Cadwalladr e del suo reportage da Ebbw Vale, ridente località nelle valli del Galles meridionale, siamo letteralmente cascati dalla seggiola. Per noi, che ci occupiamo di questi temi fino allo sfinimento,  il video del Ted X della collega dell’Observer era un must da tempo. Vedere Crozza raccontare con spassosa dovizia di particolari e satirico aplomb  i passaggi dell’intervento della giornalista inglese  sul palco della manifestazione dedicati  a Cambridge Analytica e Facebook – gli stessi passaggi  che hanno portato alla radiazione  della Cadwalladr dal social di Menlo park – ci ha lasciato estasiati. Da alcuni giorni meditavamo su come poter parlare del lavoro della giornalista inglese anche sulle nostre colonne. Poi è arrivato il comico genovese, e il gioco è stato semplice. Grazie a Crozza e alla sua indomita squadra di autori, la questione Ebbw Vale è diventata manifesta, e in molti – se non in tutti – i telespettatori,  a nostro avviso, il dubbio su cosa sia realmente successo durante il referendum britannico sulla Brexit  dovrebbe essere scattato.  Il resoconto della esibizione pubblica della Cadwalladr lo potete trovare integrale in video e anche in diversi articoli usciti anche in italiano, a noi è particolarmente piaciuto il pezzo che ha scritto Ennio Remondino  sul suo blog remo contro. In estrema sintesi e per chi non avesse visto Crozza, l’inchiesta della giornalista dell’Observer ha dimostrato che nel paesino del Galles dove hanno vinto in modo particolarmente evidente i “sì” alla Brexit, la formazione della pubblica opinione e conseguentemente la convinzione che ha portato i residenti locali a decidere in massa per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea,  è stata influenzata in modo impressionante da false notizie; notizie  per lo più inventate e “personalizzate one by one” e poi fatte circolare ad arte – da non meglio precisati attori, anche se la Cadwalladr nella sua inchiesta formula precise accuse  – attraverso i social network e in particolare Facebook. Insomma in poche parole la giornalista ha dimostrato nei fatti con la sua inchiesta giornalistica il meccanismo che sarebbe alla base del più grande scandalo “digitale” della storia dell’Umanità, conosciuto anche col nome di : Cambridge Analytica.

Nelle prossime settimane recensiremo – a modo nostro –  il bellissimo saggio di Cathy O’Neil Armi di distruzione matematica, oggi intanto,  permetteteci di estrarre dal volume della matematica americana una serie di passaggi che raccontano in modo chiaro in cosa consistano le tecniche di microtargeting e profilazione avanzata utilizzate nelle ultime campagne elettorali ad esempio dagli analisti di Cambridge Analytica, dice la scienziata americana: “Non mi spingerei, già ora, a qualificare gli algoritmi di Google e Facebook come armi di distruzione matematica, perchè non ho prove per dimostrare che utilizzino le loro reti per arrecare danni. Tuttavia, il… Continua su lsdi 

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