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Disinformatia. Rai3 intervista il ministro Tria ed elimina le critiche del Fmi alla politica economica del governo gialloverde

 

Di Alessandro Cardulli

Meno male che c’è Lucia Annunziata a spiegare a noi, poveri giornalisti che non abbiamo tante fonti di informazione, come va il mondo. Nella fattispecie, come vengono accolte negli ambienti internazionali, quelli che contano, le manovre economiche del governo gialloverde. Tanto per citare un avvenimento richiamiamo la riunione del Fondo monetario internazionale che si è tenuta a Washington, gli incontri avuti dal ministro Tria con il direttore Christine Lagarde, il ministro del Tesoro Usa, Mnuchin, le prese di posizione di Moscovici, di Dombrovskis, tanti altri interventi, non proprio benevoli nei confronti dell’Italia. Certo non è che Tria sia stato preso a schiaffi in faccia. In questi ambienti non si usa, la diplomazia ha ancora un valore ma ha dovuto ascoltare giudizi pesanti sulla situazione dell’Italia anche alla luce del Def, il Documento di economia e finanza che ora va all’esame del Parlamento e costituirà la base della manovra di Bilancio per il 2020. Documento, sarà bene ricordare, che già in Italia ha subìto critiche pesanti da parte non solo delle opposizioni politiche ma anche delle forze sociali, sindacati dei lavoratori, Confindustria, organizzazioni del settore commerciale, di associazioni del Terzo settore e l’elenco potrebbe continuare. Non solo. Cgil, Cisl, Uil hanno programmato una serie di iniziative, manifestazioni, scioperi, che riguarderanno importanti settori.

Il bluff del  ministro del Tesoro: “L’immagine dell’Italia non allarma più nessuno”

Torniamo a Washington, alla riunione del Fmi e a Lucia Annunziata che intervista il ministro Tria alla sua “Mezz’ora  in  più”. Ti aspettavi che la Lucia richiamasse la situazione di difficoltà in cui Tria si era trovato a fronte delle critiche provenenti da esponenti di primo piano della politica economica a livello mondiale. Con domande che, magari, richiedessero risposte puntuali, tali da chiarire i tanti punti oscuri del Def. Con risposte altrettanto chiare alle critiche che dal Fondo monetario sono arrivate. Niente di tutto questo. La Lucia di Rai 3 ha fatto presente che questa volta l’Italia non era stata trattata male, che i soliti “cattivi”, quelli della Unione europea, ma anche i rappresentanti di altri paesi, gli Usa per esempio, avevano preso atto dei provvedimenti annunciati dal governo gialloverde. Insomma, una sorta di “volemose bene”. E Tria è stato al gioco, anzi c’è proprio sguazzato dentro. Ha confermato che al meeting del Fmi per le posizioni assunte dall’Italia non ci sono state critiche, è andato tutto liscio. Ha indicato tre punti fissi: patrimoniale no, aumento dell’Iva neppure, non c’è il sostegno della maggioranza, flat tax vada pure ma progressiva. Bontà sua si è ricordato che esiste la Costituzione. Per quanto riguarda una eventuale patrimoniale non  se ne parla neppure, “fa danni solo a parlarne”.

Rispondendo, anzi confermando quanto detto dalla Annunziata sul clima che sarebbe cambiato da parte del Fondo, della Ue, dice: “L’immagine dell’Italia che ho avuto in questi giorni non allarma più nessuno. È cambiato il clima di questi incontri: in quelli collegiali di Italia non si è parlato, in quelli bilaterali si è parlato in parte di aggiornamento delle nostre previsioni ma sempre di temi globali. Una discussione non rituale: si è parlato veramente in questi incontri, ho ascoltato e sono stato ascoltato con interesse, nella mia visita al Fondo”.

Non mettiamo in dubbio che sia stato ascoltato “con interesse”. Ma le cose sono andate un po’ diversamente da quanto ora le dipinge Annunziata e lo stesso Tria. Intanto l’Fmi boccia la flat tax. In conferenza stampa abbiamo letto nei giorni scorsi che il capo  economista ha espresso “forti riserve su alcune proposte di riforma fiscale che abbiamo visto in giro”. Arriva, per esempio, l’invito a “non fare retromarce” sulle riforme pensionistiche.

Il ruolo dell’Italia come sorvegliato speciale, fattore di rischio internazionale

Ancora: dalle riunioni che vi sono state in questi mesi si è detto che “il ruolo dell’Italia come sorvegliato speciale, fattore di rischio internazionale esce rafforzato”. Tria ha dovuto dire che “la tesi del Fmi dell’aumento dello 0,1% della crescita non è distante” dallo 0,2% previsto dal governo. Non solo, rispondendo alla Annunziata ha detto che nel secondo semestre “lo scenario potrebbe rivelarsi peggiore” e quindi sono necessari sforzi a livello globale per contrastare questo andamento. “Non siamo in recessione – ha spiegato il ministro – siamo in presenza di un rallentamento e speriamo che nella seconda parte dell’anno si rafforzino segnali di ripresa” ma sono “possibili” rischi che invece il rallentamento dell’economia prosegua e si rafforzi. Così non si sbaglia mai. Meraviglia, ma non troppo, che Tria non voglia usare la parola recessione. Infine una “perla”. In merito ai dissidi con i partiti che compongono la maggioranza il ministro ha superato la “bontà” della giornalista ed ha detto: “Non c’è stato nessun confronto aspro”. Poi ha affermato che “nell’anno in corso non vi saranno manovre correttive. Quanto è stato deciso nella legge di bilancio verrà attuato”. Magari tenendo conto anche del fatto che esiste non solo il governo gialloverde ma anche un Parlamento che dovrà dire la sua. Non solo. “A maggio – ha detto Moscovici – analizzeremo il documento e alla fine faremo tutte le valutazioni ma in base ai nostri conti”. “La nostra decisione sarà il 7 maggio e dovranno tornare i conti sulla base delle nostre indicazioni. L’Italia sta soffrendo una situazione di stagnazione se non di recessione. E la situazione italiana è fonte di incertezza per tutta l’Eurozona” ha spiegato. “Chiedo all’Italia credibilità – ha poi aggiunto Moscovici – tutti devono rispettare le regole e rispettare gli impegni presi. È una questione di credibilità e di sostenibilità”.

Siccome noi siamo attenti lettori di Huffington Post e seguiamo con interesse una rubrica importante come “Mezz’ora in più” che va in onda su Rai 3, la rete ideata e gestita da Angelo Guglielmi con Sandro Curzi, che fu il direttore del Telegiornale, per inciso proprio Guglielmi era in studio con la Annunziata ed altri giornalisti, vogliamo ricordare che  non siamo noi a sottolineare che molte sono state le critiche venuta all’Italia dal Fmi. Lo dice lo stesso ministro Tria che, in una nota dopo l’incontro con Lagarde, ha ammesso la presenza di “giudizi critici del Fondo su politiche di bilancio e conti pubblici”. E che nel corso della settimana degli Spring meetings del Fmi la politica economica del governo italiano sia stata messa sotto accusa è cronaca, fa parte dei diritto dei cittadini ad essere informati.

Da jobsnews

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