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Crisi e mancanza di verità: la Via Crucis dei venezuelani. Conversazione con la giornalista Fabiola Leal Matheus

 

La libertà di stampa in Venezuela è violentata da tanto tempo, però negli ultimi anni la repressione, la censura, nonché l’auto-censura degli stessi giornalisti e dei mezzi d’informazione sono aumentati”. Queste sono parole di Fabiola Leal Matheus, giornalista free lance per El Tiempo, la principale testata della città di Trujillo, in Venezuela; un quotidiano con più di sessant’anni di storia che, a causa della crisi della carta, ha dovuto rinunciare alla sua edizione in cartaceo e oggi esce solo nella versione digitale.

Fabiola Leal Matheus, giornalista dall’esperienza decennale, si è messa in contatto con colleghi venezuelani residenti all’estero, per raccontare le vicende che le sono capitate, per di più in prima persona quando quattro agenti della PoliTrujillo, appartenenti alle Forze armate della Polizia dello Stato, FAPET, l’hanno inseguita dopo che lei aveva ripreso lo stato di tensione e disordine che si era creato nei pressi di una banca a seguito del ripristino della corrente elettrica, e io dopo averla ascoltata -via WhatsApp-  nei giorni 13 e 14 Aprile, ho deciso di raccontare la sua storia.

Nel mio stato, Trujillo, è già pratica quotidiana il sequestro di telefonini e lo stato di fermo ai danni di chiunque voglia scattare fotografie o registrare situazioni di caos, di proteste, come mi è capitato venerdì”. La giornalista si riferisce al 12 aprile scorso quando si stava recando a fare alcune interviste ai commercianti della capitale dello stato riguardanti la mancanza di elettricità. Mentre lei passava davanti al Banco di Venezuela, il servizio elettrico è ripreso e nella coda è scoppiato il caos:

“Ho ripreso le persone, che dal giorno prima, o dalle 4 del mattino, si trovavano a fare la coda e ho scattato qualche foto dei volti segnati dall’angoscia e la disperazione, per la lunga attesa. Gente che aveva dormito per strada e che sotto il sole cocente aspettava, per prelevare la misera quantità di 3 mila bolivares, dopodiché ho messo i telefoni nella borsa e ho proseguito la marcia” – mi dice.

“ A quanto sta il dollaro nel mercato nero in questi giorni?” le chiedo
“Da giovedì 12 aprile un dollaro vale 4 mila bolivares e un euro sta a 4.500, purtroppo il valore del dollaro nel mercato nero cambia di continuo e, inoltre, il suo valore decide il costo dei prodotti d’importazione e la gente, rimane fin dalla notte a fare code chilometriche davanti alle banche, per aspettare l’arrivo dell’elettricità e che i sistemi elettronici riprendano a funzionare in modo da poter prelevare l’equivalente di mezzo dollaro”.

“Perché ritiene necessario raccontare a giornalisti venezuelani, che vivono all’estero, quello che sta accadendo ora?”
“Per noi, qua, la situazione sta diventando sempre più difficile. Venerdì 12 aprile dopo aver fatto le riprese e sistemato nella mia borsa i telefoni, ho continuato a camminare quando all’improvviso un poliziotto richiama la mia attenzione con un urlo: Signora, si fermi! Capisco subito che vuole controllarmi e decido, quindi, di andare più alla svelta in direzione del negozio di un mio conoscente, per tutelarmi ed evitare che mi sequestrassero i miei dispositivi. Il poliziotto, però, ha continuato ha ordinare a gran voce dietro di me: Si fermi!, ripeteva. A un certo punto ho risposto: Lei non mi può fermare, e ho continuato in direzione del negozio del mio amico. Io non lo farò, loro, invece, sì! e con il dito mi indica tre sue colleghe.

 La situazione si surriscalda e io continuo la marcia spedita verso il negozio, nonostante la presenza dei quattro poliziotti riesco a raggiungere l’attività commerciale del mio conoscente. Arrivata sull’uscio del negozio, una delle poliziotte mi afferra per un braccio, ma il mio grido d’aiuto attira l’attenzione del negoziante che mi apre subito la porta e riesce a farmi entrare.

Dall’esterno le tre poliziotte iniziano a parlare con il negoziante, intimano lui di non proteggermi. Nel frattempo i passanti che avevano osservato la scena, consapevoli del ruolo dei giornalisti e dei mezzi d’informazione indipendenti, si avvicinano a parlare con i quattro funzionari; a chiedere spiegazioni sull’accaduto, evitando così il peggio. Voi poliziotti eseguite ordini, per evitare che si sappia la verità!¾ si rivolgevano ai quattro funzionarie chiedendo loro¾: ma voi non state nella stessa nostra situazione? Noi¾aggiungono¾ stiamo lottando per un futuro migliore, smettetela di inseguire le persone che vogliono raccontare la realtà”.

Affinché non la identificassero come giornalista – mi spiega Fabiola -, mentre i cittadini discutevano con la polizia, lei ha consegnato le sue credenziali al commerciante che le aveva dato rifugio. “Pochi istanti dopo, il poliziotto entra nel negozio e comunica al negoziante, che lui e le sue colleghe si ritiranomi dice Fabiola al telefono, aggiungendo, che questo è il secondo episodio che le capita in meno di quindici giorni; che nel corso del mese di aprile, è la terza aggressione a giornalisti, compiuta da parte delle Forze Armate della Polizia di Trujillo, FAPET.

La giornalista aggiunge: Anche il 30 marzo scorso, mentre stavo facendo il reportage dell’attacco della Polizia alla processione della Via crucis, una funzionaria mi ha ordinato di consegnare i telefoni, perché voleva evitare che non restasse traccia della mediazione tra la Chiesa e il Commissariato a seguito dell’aggressione da parte della polizia ai fedeli, che partecipavano alla processione. E’ stato, grazie all’intervento dei cittadini, che la poliziotta non mi ha potuto togliere i telefoni, perché anche lì rapidamente i cittadini, consapevoli di quanto stava accadendo, sono intervenuti e l’hanno costretta a lasciarmi andare; io mi sono allontanata e ho dovuto registrare i fatti da lontano, dalla plazoleta della cattedrale”.

Fabiola Leal Matheus vuole che si sappia, che, oltre al comportamento dei funzionari di PoliTrujillo, anche la situazione che vive il Venezuela è molto grave e aggiunge:

“Nel caso della mia regione, Trujillo, che per tradizione è un’eccellente zona agricola; terra di intellettuali, di gente sana, oggi, purtroppo, vediamo deambulare adulti e bambini sotto peso. In media i venezuelani hanno perso undici chili, ed è già normale vedere le persone frugare nella spazzatura dei mercati popolari cercando qualcosa da mettere in bocca, persino – prosegue -: oggi, tanti lavoratori rinunciano a svolgere le loro professioni, per scegliere di fare il lavoro domestico, perché lavorando nelle case private possono mangiare due volte al giorno. Nonne che pesavano 90 chili adesso pesano 60, perché non mangiano più in modo di garantire  ai nipotini di 2 o 5 anni di consumare un pasto, almeno una volta al giorno”.

La giornalista che lavora per El Tiempo, arrivata quasi al termine della nostra conversazione via WhatsApp, mi dice:

“Venezuela è in uno dei pochi paesi dove la benzina costa molto poco, però, già per le strade non circolano più macchine come un tempo, perché a causa dell’inflazione non si possono comprare pneumatici, batterie o pezzi di ricambio. Il mio stato era uno degli stati più produttivi del paese – continua – , con più di 87 mila ettari di terra coltivati. Oggi purtroppo, in Trujillo si coltivano solo 11 mila ettari, perché non si trovano fertilizzanti, semi e altri prodotti fondamentali per garantire i raccolti. Abbiamo un territorio con belle montagne, parchi naturalistici e con il monumento alla Madonna, il più alto del continente americano. Il monumento “La Vergine della Pace”, ma, ahimè, la zona non riceve più turisti come una volta. Inoltre, con la crisi elettrica hanno chiuso il 40 per cento dei negozianti, persino stabilimenti di grande tradizione hanno chiuso le saracinesche – ha concluso Fabiola Leal Matheus.

Foto Fabiola Leal Matheus

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