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Veneto, api e orti nella villa del trafficante

 

di Remo Agnoletto

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La nascita dell’Associazione Centro Documentazione Polesano Onlus (meglio conosciuta come CDP) ha origini lontane. La prima vera iniziativa nasce nei primi anni ’70 grazie ad un gruppo di amici che, a ridosso dei movimenti di contestazione legati al ’68 e del rinnovamento avvenuto nella Chiesa con il Concilio Vaticano II, poneva domande e riflessioni nell’ambito di incontri aperti e attraverso la pubblicazione ciclostilata del mensile “Esperienze e dialogo”.
L’obiettivo era portare l’attenzione su un altro modo di vivere la Chiesa, il mondo cattolico, i partiti o i gruppi culturali, al fine di promuovere il confronto e l’arricchimento personale attraverso lo scambio, quindi facendosi promotori del profondo cambiamento che stava avvenendo e nel mondo religioso e nella società.
Il primo atto notarile risale al 1974, dove si ribadiva l’assoluta autonomia dell’associazione e la sua non appartenenza alla diocesi o ad un partito, ma la varietà delle appartenenze dentro all’associazione.
Nel 1976 nasce un gruppo di lavoro per organizzare incontri su tematiche allora poco discusse: Quale Chiesa? Quale società? Quale scuola? Nel 1984 arriva il primo “Festival dei Popoli”, prosecuzione di un percorso, già avviato e che proponeva principalmente mostre fotografiche, che oggi sono patrimonio dell’associazione e contenute in un grande archivio.
Alla fine degli anni Novanta si ottiene una vera e propria sede in un immobile di Badia Polesine di proprietà della parrocchia. Nel 2014 però arriva lo sfratto e quindi non avendo più degli spazi dove poter continuare le attività. Grazie a Libera, di cui il CDP è socio, si è venuti a conoscenza del fatto che nel Comune di Badia Polesine c’era un bene confiscato alla criminalità organizzata, a disposizione del Comune stesso. Fin da subito l’obiettivo era sapere fosse possibile chiedere in comodato questo spazio, ma purtroppo era da ristrutturare. Si trattava di una villa storica, Villa Valente Crocco, sequestrata nel dicembre 1995 dalla Procura di Verona e affidata ufficialmente al Comune di Badia Polesine nel 2003. Questa era di proprietà di Francesco Ferrari coinvolto nel traffico di stupefacenti e condannato nell’ambito dell’indagine svolta dal magistrato Carlo Palermo, all’epoca nella Procura di Trento.
C’era un bene da gestire e valorizzare, ma pochi soldi per farlo. Il Comune stesso, nel 2005, allo scopo di ottenere un idoneo finanziamento, presentò alla Regione Veneto un progetto di sistemazione e messa a norma dell’edificio, in modo da ricavare sedi utili per le associazioni socio-culturali presenti nel territorio badiese. Ma poi, non avendo ottenuto l’erogazione attesa, il Comune di Badia, ritenendo ingestibile il bene, ne ha deliberato la restituzione allo Stato. A questo punto è intervenuta l’associazione Libera che, con il suo coordinamento provinciale di Rovigo, ha gettato le basi per un gruppo di lavoro e per ragionare sul da farsi.
E’ stata proprio l’associazione CDP la capofila delle associazioni riunitesi man mano per recuperare il bene confiscato. Non solo associazioni, ma anche liberi professionisti, sono diventati membri del gruppo di lavoro che dopo qualche tempo è riuscito presentato un progetto di ristrutturazione del bene al Comune.
Il costo, per le singole associazioni, era molto elevato ed è allora che si è deciso di coinvolgere la Prefettura di Rovigo che ha chiamato a raccolta molti Enti ed Istituzioni. Tramite un finanziamento europeo gestito dalla Regione del Veneto, legato alla Coldiretti (progetti GAL Gruppi di Azione Locale) sono cominciati i lavori di ristrutturazione e ad oggi il piano terra della Villa Valente Crocco, situata in Via dei Partigiani n. 262 a Salvaterra di Badia Polesine è agibile e a disposizione della comunità.
E’ stato quindi aperto un bando per l’assegnazione del bene confiscato, che è stato vinto dall’ Associazione Temporanea di Scopo denominata “Salvaterra” (di cui il CDP è capofila). Da maggio 2016, il bene è gestito assieme a Associazione Apicoltori Veneti onlus – Sezione di Rovigo, Associazione WWF onlus Sezione di Rovigo, Associazione Auser Provinciale di Rovigo, Coop. Sociale AltriNoi onlus di Badia Polesine (RO), Coop. Sociale Porto Alegre onlus di Rovigo, Coop. Sociale Di Tutti i Colori di Occhiobello (RO).
La villa vorrebbe diventare a tutti gli effetti un cantiere dove sperimentare coesistenza, promozione individuale, cura, conoscenza, amore dell’ambiente, consapevolezza dei beni comuni, socialità. Inoltre, accanto accanto all’apicoltura troveranno spazio anche l’orticoltura biologica, la organizzazione di microsistemi per sostenere la biodiversità, nonché un frutteto di specie autoctone a rischio di sparizione e l’istituzione di orti sociali. In questa “oasi” troveranno lavoro persone con fragilità, seguite dalle Cooperative sociali. Lo spazio si presta alla formazione professionale e non solo, poiché ne sarà valorizzata anche la funzione didattica a disposizione delle scuole e dei cittadini. Gli spazi interni permetteranno di svolgere attività di formazione e informazione su vari temi, studi teatrali e proiezione di film su temi legati ai Diritti Umani nella loro interezza. Inoltre, c’è anche l’idea di aprire una biblioteca e una sala lettura aperta a tutti.
Il motto dell’associazione, preso in prestito da Don Tonino Bello, è “a coloro che ci mostrano i segni del potere dobbiamo mostrare il potere dei segni”.

Da mafie

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