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“C’è tempo” di Walter Veltroni

 

Stefano (Stefano Fresi), un quarantenne precario ed immaturo che per lavoro osserva gli arcobaleni e  Giovanni (Giovanni Fuoco), un tredicenne di buona famiglia solo e costretto dalla solitudine ad essere più grande della sua età, si scoprono d’improvviso fratelli. I genitori di Giovanni muoiono d’improvviso e Stefano viene designato tutore del bambino a fronte di un lauto appannaggio. Ma i loro mondi sono così sideralmente distanti che hanno tutte le ragioni per detestarsi. Da un lato, Stefano, sognatore impenitente alle prese con gli arcobaleni, dall’altro, Giovanni, più saggio e maturo, nonostante la giovanissima età, cresciuto a ‘pane e cinema’ – unica finestra su mondi che gli sono stati negati – trovando in esso riparo alla sua malinconia, che guarda con totale diffidenza e assoluto distacco il mondo caotico ed etereo del fratello.

I due si trovano tuttavia costretti loro malgrado insieme e inizieranno un viaggio a bordo di un Maggiolino nero cabrio che li allontanerà sempre di più dalla meta originaria meta – il paesino di Vallerana dove Stefano vive con sua moglie – ma che li porterà a conoscersi, ad avvicinarsi e riconoscersi, scoprendosi in fondo simili. Un viaggio durante il quale conosceranno Simona (Simona Molinari) e sua figlia Francesca (Francesca Zezza), anche loro in fondo sole. “Il tema del film è l’incontro, lo scambio, l’incontro con il diverso – ha sostenuto Walter Veltroni a margine della presentazione del film alla stampa – In fondo l’arcobaleno simboleggia proprio questo: tanti colori diversi che si compongono e generano meraviglia. Viviamo in un tempo scuro, c’è bisogno di luce, che viene dall’incontro e dall’accettazione del diverso da se”.

Sospeso tra il road movie e la commedia romantica “C’è tempo”, in sala da giovedì 7 marzo con Vision Distribution, è una riflessione sulle paure, sulle fragilità e sui sogni e le passioni che forse risiedono in ciascuno di noi. Figli dello stesso padre Stefano e Giovanni sono entrambi vittime: il primo di un padre che non ha avuto, il secondo di un padre che lo ha lasciato troppo spesso da solo e gli ha fatto del male. C’è tempo è un film sui buoni sentimenti “In questo momento considero quanto di più rivoluzionario quelli che vengono chiamati buoni sentimenti, cioè l’ascolto dell’altro, l’accoglienza dell’altro, il riconoscimento dell’altro. Viviamo in un momento in cui prevale l’idea del muro, dell’odio, dell’insulto, della negazione della legittimità dell’esistenza dell’altro, quindi quello che prima poteva apparire rassicurante oggi è rivoluzionario” ha proseguito il regista.

Il primo lungometraggio di finzione di Veltroni è un film sulla luce, sui colori, sull’importanza delle relazioni, il vero tesoro che si trova alla fine dell’arcobaleno. Un piccolo gioiello, poetico e commovente, atto di amore verso il cinema e omaggio alla commedia all’italiana, pieno di citazioni e con un piccolo cameo di Jean-Pierre Léaud nel ruolo di se stesso, indimenticabile Antoine Doinel de ‘I 400 colpi’di Francois Truffaut.

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