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Algeria, protesta contro i bavagli. Fermati per ore 10 giornalisti

 

Sono stati tenuti in stato di fermo per quasi 12 ore. Dieci giornalisti arrestati in Algeria durante una manifestazione contro i bavagli imposti dal governo sono stati rilasciati dopo lunghi interrogatori.
Tra questi anche il corrispondente di “Agenzia Nova” ad Algeri, Oualid Medauar, che era sul posto per coprire l’evento.
Un centinaio di operatori dell’informazione si erano radunati nella mattinata di giovedì nel centro della capitale algerina, in Piazza della libertà, sotto lo sguardo vigile di un ingente spiegamento di polizia in tenuta anti-sommossa.
La manifestazione si stava svolgendo
pacificamente fino a quando non si è animata una colluttazione tra manifestanti e agenti quando hanno iniziato a fermare i giornalisti.
Il governo algerino ha giustificato l’azione delle forze di sicurezza affermando che la dimostrazione era parte di un “complotto” contro il presidente Abdelaziz Bouteflika, che correrà per un quinto mandato alle elezioni presidenziali del 18 aprile.
Nonostante l’ondata di proteste in tutto il paese, e recentemente anche a Parigi, dove è presente una cospicua comunita’ algerina, il partito del presidente Bouteflika sembra intenzionato a confermare la candidatura dell’anziano leader algerino.
Oltre ai giornalisti hanno manifestato nei giorni scorsi anche gli studenti universitari e delle scuole superiori.
E non solo. Anche le associazioni professionali si sono espresse contro la candidatura per un quinto mandato presidenziale dell’attuale capo dello Stato.
Ma restano i giovani il propulsore delle proteste.
La maggior parte delle facoltà di Algeri hanno organizzato delle dimostrazioni per annunciare il loro sostegno totale al movimento contro il governo.
La polizia è intervenuta per bloccare l’ingresso principale dell’università più importante della capitale per impedire agli studenti di scendere in piazza. A Tizi Ouzou, a est di Algeri, in migliaia hanno manifestato insieme a tanti altri algerini. Come a Jijel, Guelma, Orano, Blida e molte altre città del Paese.
Un’onda pacifica di dissenso che potrebbe travolgere l’establishment politico al governo.

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