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Una sfida alla ‘Ndrangheta di Lamezia

 

di Armando Caputo

alaLa sfida dell’Associazione Antiracket Lamezia: da 15 anni per cambiare la città
Lamezia Terme è una cittadina molto complessa, in un certo senso “particolare”; fu fondata cinquant’anni fa dall’unione di tre Comuni calabresi molto vicini tra loro, anche se l’unione tra i suoi cittadini non può dirsi ancora completata. È una città sul mare, pur essendo a due passi dalla montagna; ha le terme, l’aeroporto, la ferrovia, l’uscita dell’autostrada. A Lamezia c’è la ‘ndrangheta. Siamo in piena terra di mafia, e se qualcuno ha ancora qualche dubbio in proposito, tre scioglimenti del consiglio comunale negli ultimi 25 anni bastano e avanzano a chiarire le idee.
La storia dell’Associazione Antiracket Lamezia (ALA) inizia nel 2003, proprio durante il secondo di questi scioglimenti per infiltrazione mafiosa. Di fronte a una fortissima pressione intimidatoria delle cosche cittadine, uno sparuto gruppo di imprenditori e di cittadini solidali, iniziò questo lungo percorso che li portò a maggio del 2005 alla presentazione di ALA e dei suoi tredici soci alla città.
La particolarità di questa associazione, oggi possiamo anche dire la sua forza, è quella di essere stata pensata e realizzata “a freddo”, cioè non su una spinta emotiva di qualcuno dei soci causata da un danneggiamento o da una richiesta estorsiva, ma in base a precisi convincimenti, valori e obiettivi. Per questo motivo la parte sostanziale del gruppo fondatore è ancora particolarmente attiva e continua a incoraggiare i nuovi aderenti, ad oggi vantiamo circa 45 soci, nel fare altrettanto.
A partire dal 2007 le prime denunce e le collaborazioni degli imprenditori, le costituzioni di parte civile, gli arresti e le pesanti condanne ci hanno dato più forza, più consapevolezza, e lentamente è diventato normale chiamare le cose con il proprio nome e quindi il problema è diventato il pizzo, e quelli del quartiere Scinà, di via del Progresso o di Sambiase, sono stati finalmente chiamati a voce alta i Torcasio, i Giampà e gli Iannazzo.
Le centinaia di arresti e di condanne ottenute poi a partire dal 2011, grazie ad un lavoro eccezionale di magistratura e forze dell’ordine, e con una punta d’orgoglio anche all’importante contributo di ALA, hanno rassicurato i cittadini ma, nonostante alcune confische importanti, poco hanno inciso sulla forza economica di alcune cosche in particolare. Il loro peso è ancora enorme: sono così infiltrate nell’economia della città da incidere quasi certamente sulla vita politica, visti i diversi gli scioglimenti del consiglio comunale.
È evidente che sia necessaria una vera e propria rivoluzione culturale, servono le denunce e le condanne certe, ma soprattutto c’è bisogno di diffondere la cultura delle regole e della legalità e di sempre più giovani che rifiutano i metodi e le facili (e spietate) promesse della ‘ndrangheta.
Nel corso degli anni, a partire dal 2010, l’impegno e le attività dell’associazione sono cresciuti notevolmente. Proponiamo ogni anno, in tutti gli istituti scolastici lametini, percorsi di crescita scelti in base all’età degli studenti: in questi incontri si parla del valore della memoria, della bellezza del nostro mare e dei nostri luoghi, di quante di queste bellezze ci porta via la mafia, e naturalmente proponiamo libri da leggere e autori che incontrano di persona gli studenti per rispondere a tutte le domande e curiosità dei ragazzi.
Ma l’impegno più grande è certamente “Trame, il festival dei libri sulle mafie”, che è stato, per assurdo, forse l’attività più difficile da portare avanti in questi otto anni. Con la cultura dicono che non si mangi e un festival come il nostro è troppo scomodo per riuscire ad avere un sostegno economico costante. Per adesso riusciamo a sostenerci con i bandi regionali, a cui di anno in anno partecipiamo, e grazie all’amicizia e all’affetto dei tanti ospiti che ogni anno vengono al festival. Ma soprattutto riusciamo ad andare avanti grazie alla forza dei nostri volontari: oltre 100 ragazzi ogni anno trasformano la nostra città, rivestendo ormai un ruolo sempre più importante anche nell’organizzazione del festival. Per gestire quello che ormai è diventato un vero e proprio progetto culturale, ALA ha costituito la Fondazione Trame, uno strumento necessario che speriamo di riuscire a irrobustire nel prossimo futuro.
Tutto quello che riusciamo a fare nasce dall’impegno di noi “vecchi” soci fondatori, dei tanti che ci hanno sostenuto nel tempo, dei giovani che ci supportano nelle attività che svolgiamo nelle scuole, durante il festival e nelle altre attività che organizziamo, ad esempio, al Civico Trame, un bene comunale mai usato, vandalizzato, che noi abbiamo ripristinato grazie al sostegno di tanti amici e abbiamo reso fruibile a tutti, arricchendolo di attività, di laboratori creativi, di una piccola ma fornita biblioteca, di un orto civico, di wi-fi etc.
Proprio al Civico Trame abbiamo da poco iniziato una nuova avventura: Visioni Civiche. Insieme alla fondazione Trame abbiamo partecipato e vinto il bando Prendi Parte! Agire e pensare creativo ideato dalla DGAAP del Ministero per i Beni e le Attività Culturali per promuovere l’inclusione culturale dei giovani nelle aree caratterizzate da situazioni di marginalità economica e sociale. Con questo progetto abbiamo voluto rispondere al bisogno di partecipazione soprattutto giovanile che la città, a nostro parere, esprime. Visioni Civiche è un corso gratuito di formazione sul campo che ha lo scopo di accompagnare un gruppo di giovani di Lamezia Terme e del suo circondario in un percorso di riappropriazione della città, attraverso i linguaggi del video-reportage e del giornalismo civico-partecipativo. Con questo percorso abbiamo l’intenzione di fornire ai partecipanti gli strumenti per trovare storie e informazioni, scrivere e documentare la realtà a partire dai bisogni dei cittadini, con il fine, non secondario, di contaminare la comunità, i giornalisti locali e riattivare la partecipazione democratica.
Ma Lamezia è ricca anche di tante altre associazioni che svolgono le loro attività con impegno e coraggio, che seguono percorsi diversi, ma che puntano ai nostri stessi obiettivi: far diventare Lamezia Terme una città migliore, dove sia possibile intraprendere e lavorare senza subire le pressioni mafiose, quelle estorsive, certo meno pressanti di qualche anno fa, e quelle legate al grande traffico di danaro sporco che viene infiltrato nel tessuto economico cittadino. Bisogna creare le condizioni per far sì che i nostri ragazzi possano scegliere liberamente se restare in Calabria, ma per raggiungere questo risultato, c’è ancora un bel pezzo di strada da fare.

Da mafie

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