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Rete divina, rete pagana

 

Una felice iniziativa promossa dalla Federazione della stampa italiana lo scorso primo febbraio ha avuto al suo centro le parole del Papa di Roma pronunciate per la 53ma “Giornata mondiale delle comunicazioni sociali”, commentate dal direttore di “Civiltà cattolica” padre Antonio Spadaro. A fare gli onori di casa presidente e segretario della Fnsi Beppe Giulietti e Raffaele Lorusso, insieme al vaticanista Riccardo Cristiano, alla presidente dell’ordine dei giornalisti del Lazio Paola Spadari e a quella dell’Unione della stampa cattolica Vania De Luca, nonché alla portavoce di “Articolo21” Elisa Marincola.

Il messaggio del Pontefice è dedicato alla rete, all’universo di Internet. Del resto, proprio Bergoglio ha introdotto nella semantica ecclesiale una cifra di “contaminazione” che ben si adatta all’era digitale. Sino ad evocare, con un’immagine che avrà fatto storcere la bocca alla fronda passatista e conservatrice, Maria – la Madonna- come la vera e più grande influencer, tanto per chiarire a credenti e laici che i successi effimeri dei follower o dei like vanno inquadrati in una gerarchia di valori che guardi al tempo lungo. Modernissimo il discorso di Bergoglio: “…L’ambiente mediale oggi è talmente pervasivo da essere ormai indistinguibile dalla sfera del vivere quotidiano. La rete è una risorsa del nostro tempo…”. Il network non è asettico, bensì il territorio del massimo conflitto, tra rischi di trascinamento antidemocratico e opportunità cognitive straordinarie. Sembra invitare il Papa a starci dentro con spirito critico, valorizzandone il senso di “comunità. La frase che sintetizza il discorso è la citazione che sta in testa al messaggio: “Siamo membra gli uni degli altri”, dalla lettera di Paolo agli Efesini (Ef 4, 25). Paolo di Tarso è il “banditore” di Dio e dice “Qui c’è più di in profeta”. Si capisce forse perché McLuhan fosse un credente, in grado di trasferire alle tecnologie il senso del “messaggio”. E pure la mediologia laica è in debito nei riguardi di quelle parole.

E chi meglio di padre Spadaro, il gesuita 2.0, l’assertore della cyber teologia, poteva argomentare il testo pontificio, insistendo sul senso profondo della comunicazione che ha l’obbligo della Verità e ontologicamente è contro la degenerazione delle fake. La dialettica oppositiva costruzione-distruzione riguarda la comunità. Spadaro ha citato le parole di Bergoglio nell’incontro tenutosi recentemente a Panama con i vescovi del centro-America: “…Mi preoccupa molto come la compassione abbia perso la sua centralità nella Chiesa…”. Si sono affermati, insomma, il “negazionismo” dell’alterità e la condanna, lo stigma. L’intera vicenda dei migranti, traduciamo noi, è intrisa di cattiveria e di “scomunica”.

I temi introdotti dal Papa si collegano da vicino, ha ricordato padre Spadaro, alle costanti esternazioni in materia del Presidente Mattarella. E spingono –aggiungeremmo- all’associazione con il volume straordinario “Il lembo del mantello”, che all’inizio del decennio turbo-televisivo – gli anni novanta- osservava il bene e il male del video. Non sarà per caso se il grande sostenitore di Bergoglio al soglio di Pietro fu Carlo Maria Martini.

Al dibattito hanno partecipato la direttora del Tg3 Giuseppina Paterniti, il segretario dell’Usigrai Vittorio Di Trapani, Piero damosso del Tg1 e Roberto Natale -curatore del “Manifesto di Assisi” sulla buona informazione- che ha ricordato come l’articolo 2 del “contratto di servizio” della Rai evochi la questione della coesione sociale. Ma gli attuali dirigenti in capo dell’azienda lo sanno?

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