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Regeni, un orribile, tragico caso. Ma è anche un messaggio

 

Sono ormai tre anni che Giulio Regeni è stato rapito, torturato, barbaramente ucciso, fatto ritrovare in modo che tutti potessero vedere come il suo corpo fosse stato barbaramente straziato in un lungo interminabile interrogatorio che lo ha deturpato, fisicamente stravolto. Nonostante la determinazione, la professionalità, dei magistrati e degli inquirenti italiani non si è ancora venuti a capo di nulla. Non certo per colpa loro che meritano tutto il nostro rispetto e il nostro grazie. Tanto più a lungo dura il silenzio che viene di fatto opposto ai nostri inquirenti, tanto più in alto vanno ricercate le responsabilità ed è proprio questo il motivo per cui per un lungo periodo non se ne saprà nulla. Per quanto sia doloro dirlo, allo stato dei fatti questa sembra essere la realtà.

E tuttavia ci sono delle ipotesi che in qualche modo si dovrebbero venire a sapere. Certamente le hanno fatte, com’ è  giusto che sia, i servizi segreti italiani che, peraltro, se vogliono, senza firmarle, hanno quanto meno modo di far sapere a qualche giornale quali ipotesi sono state  formulate, si è avuta l’ impressione di intuire, quale materiale è stato esaminato e che non si è potuto proporre ai magistrati dal momento che questi non possono utilizzare (voci, per esempio, indiscrezioni dette e non dette). A maggior ragione dal momento che nel loro lavoro hanno raccolto molto rumore di fondo, le fake news, che hanno circondato le voci che cercavano di raccogliere, con piste costruite per depistare anche gli agenti più preparati.

Una cosa è certa. Regeni è un orribile, tragico caso, ma è anche un messaggio. Se Regeni fosse stato un ingombro il suo corpo sarebbe stato fatto sparire. Si è voluto che fosse ritrovato e fosse ritrovato in quello stato orribile.

Quale messaggio? Rivolto a chi? Al Governo italiano? Il corpo è stato ritrovato mentre il ministro Guidi era al Cairo in missione diplomatica con un gruppo di imprenditori italiani. Una coincidenza casuale?

Il caso riguarda solo l’Italia? Non è detto.

Il 14 aprile 2016 il New York Times, che non scrive mai a caso, pubblica un editoriale su Regeni. Attacca duramente la Francia definendo “vergognoso” il silenzio di fronte alle richieste dell’ Italia di fare pressione sull’ Egitto. Perché questo editoriale che attacca la Francia? Perché la Francia?

Su quell’editoriale calò poi il silenzio. Un caso?

Non è solo la Francia che, in ipotesi, avrebbe potuto avere un ruolo, quanto meno di moral suasion, a poter essere interessata, giustamente o ingiustamente alla cosa.

Regeni stava lavorando per l’ Università di Cambridge (presso il Girton College del’ Università), stava lavorando alla ricerca che doveva portarlo al dottorato in un dipartimento che si occupava di studiare la situazione medio orientale. E’ pensabile che i Servizi segreti inglesi non seguissero, sia pure a scopi conoscitivi, le ricerche che venivano fatte da questo istituto in un campo così delicato? Se non l’ avessero fatto e non continuassero a farlo non sarebbero dei professionisti seri, responsabili. Nessuno ha dubbi sulla professionalità dei Servizi segreti inglesi. Che non abbiano responsabilità sulla morte di Regeni è pacifico, ma certamente avranno fatto le loro indagini riservate. Avranno scambiato opinioni, voci, con i nostri servizi segreti? Può essere.

Se dai Servizi trapelasse qualcosa sui giornali certamente non verremmo a capo delle responsabilità ma almeno potremmo avere qualche idea su questo tragico messaggio il cui significato non è mai stato chiarito.

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