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L’attacco alla Banca tra manovre occulte e inganni del governo

 

Fa parte della cultura della Banca d’Italia, diffusa tra tutto il personale, sostenere le sue funzioni ed il lavoro, tenendo ferma la sua autonomia, associandola alla competenza per tutelare gli interessi generali del Paese.

Questo modo di essere è stato ripreso ed rinvigorito con Carli, Baffi che, nella migliore tradizione liberale ed azionista, si avvalsero della collaborazione di Federico Caffè, economista di scuola marxista e keinesiana; suoi discepoli e studenti all’Università di Roma sono stati sia Draghi che Visco.

Questa linea di condotta di autonomia ed indipendenza da poteri, potentati, partiti e governi, sia di centro destra che centro sinistra, è stata mantenuta nel recente passato sia da Fazio nei confronti di Berlusconi per respingere i tentativi di condizionare la nomina del Direttore Generale, sia da Visco messo sotto accusa dal governo Renzi che si oppose alla sua conferma per i giudizi dati sulle manovre economiche.

Ora con il fin troppo palese disegno di condizionare l’autonomia della Banca d’Italia vi è la volontà dell’attuale governo di ostacolare la conferma per il secondo mandato a Vice DirettoreGgenerale di Signorini, che gode stima per la sua competenza ed indipendenza, sia all’interno che all’esterno di Palazzo Koch.

Secondo la procedura la conferma del Vice Direttore Generale ha già avuto l’approvazione del Consiglio Superiore della Banca il 16 gennaio.

Manca solo, per validare l’incarico, l’iniziativa del premier di concerto con il ministro dell’economia, la delibera di un “parere”, non vincolante, del Consiglio dei ministri per la successiva “decisione” del Capo dello Stato. Al di fuori della procedura siamo di fronte ad atti contrari alla legge.

Ci si deve, quindi, domandare perché ora si attacca strumentalmente Signorini, ma sarebbe meglio dire tutta la Banca d’Italia, dopo quasi un mese dalla decisione del Consiglio Superiore e, guarda caso, dopo l’audizione, dello stesso Signorini, in Commissione Parlamentare, sulla manovra e sui provvedimenti economici votati dal Parlamento con palese violazione degli articoli 52 e 73 della Costituzione.

E’ evidente che le due forze politiche di governo attaccano la Banca d’Italia senza motivo, innanzitutto per nascondere l’ennesimo episodio di incompetenza di un governo oggi in difficoltà nell’onorare le promesse elettorali fatte ai risparmiatori, in particolare delle banche venete, del ristoro delle perdite subite nei default bancari.

Si attacca oggi la Banca con la speranza di poter ripetere, dopo Signorini, la manovra sul Direttore Generale e sull’altro vice direttore generale Sannucci, entrambi in scadenza a maggio. Saremmo di fronte ad un sostanziale blocco del potere decisionale che, come noto, deve essere collegiale.

Per continuare a rimanere al governo, dopo aver fatto promesse impossibili da mantenere e programmi suggestivi ma altrettanto irrealizzabili, assistiamo alla occupazione di ogni posto di potere disponibile.

Siamo di fronte a un governo che ha dichiarato guerra a chi, pacatamente e con la forza di leggi e numeri, cerca di farlo ragionare per non esporre tutti a prevedibili disastri. Un governo che vuol mettere le mani su Bankitalia e che per mero sterile potere vuol sottomettere tutti. Sono sotto attacco organi di controllo, televisione, giornali indipendenti, si manda a casa chiunque non si allinei. Sosteniamo l’autonomia della Banca d’Italia e la sua indipendenza da ogni potere, nella certezza che in tal modo possa svolgere al meglio i compiti a lei demandati, nell’interesse del Paese.

Auspichiamo che la Banca tenga conto anche delle critiche al suo operato e dei suggerimenti che la Fisac Banca d’Italia ha più volte espresso, a partire da quanto emerso e dalle conclusioni del Convegno organizzato all’Università Roma Tre nel febbraio 2017.

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