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Dopo le elezioni in Sardegna, e le scoppole ai 5Stelle, il governo vivacchia tra accordi e disaccordi. Sui temi caldi, però, stallo continuo

 

Di Beppe Pisa

“I veneti sono arrabbiati, l’anno prossimo si vota e qui non si fanno passi avanti…”. Fonti parlamentari della Lega sotto traccia rilanciano l’irritazione per il muro alzato dal Movimento 5 stelle sull’autonomia. Il sospetto – viene riferito – è che M5S punta a spaccare la Lega, a dividere Zaia da Salvini, a creare spaccature nel partito di via Bellerio. “Ma – sottolinea un ‘big’ del partito di via Bellerio – non ci riusciranno, noi andiamo avanti”. Oggi un nuovo scontro: “Serve condivisione o l’iter si intoppa. Serve un immediato cambio di passo”, il messaggio fatto filtrare dai vertici pentastellati. “Sulle Commissioni paritetiche – l’accusa – il ministro Stefani sta invece procedendo in solitaria. Le Commissioni svolgono un ruolo fondamentale di raccordo, con la decisione di procedere alle nomine senza il minimo confronto la Stefani rischia di causare l’intoppo di tutto l’iter”. “Nell’ambito del percorso dell’autonomia – la risposta del dicastero degli affari regionali – non esiste allo stato alcuna commissione paritetica, pertanto il ministro Stefani non sta procedendo a nessuna nomina relativa all’articolo 116” della Costituzione. Lega e Movimento 5 stelle, dopo l’esito delle votazioni in Sardegna, cercano di ricomporre l’unità nella maggioranza ma su alcuni dossier restano distanti. Sulla legittima difesa si è deciso di frenare per una settimana. Un po’ per evitare ulteriori contrasti all’interno dei 5 stelle ma soprattutto – rimarca un ‘big’ del Carroccio – per arrivare a marzo con i tempi contingentati e avere il via libera già alla metà del prossimo mese. Nella settimana successiva poi ci sarà il provvedimento sul voto di scambio (dubbi di una parte della Lega).

In Consiglio dei ministri solo la legge delega sul Codice della strada, nel giorno in cui è atteso il responso della Commissione europea sui conti pubblici

Domani intanto in Consiglio dei ministri andrà una legge che delega il Governo ad intervenire sulle modifiche del codice della strada. “Entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge” verranno adottati uno o più decreti legislativi, si legge nella bozza in cui si parla di un inasprimento delle sanzioni “per comportamenti particolarmente pericolosi e lesivi dell’incolumità e della sicurezza degli utenti della strada, dei minori e dell’utenza debole della strada così come definita nel codice, anche nei confronti di conducenti minorenni”. Si punta a semplificare “i procedimenti per l’applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie e accessorie anche in relazione ai nuovi strumenti di controllo a distanza che consentono l’accertamento della violazione con contestazione differita”, ad adottare “misure per la tutela dell’utenza debole della strada così come definita nel codice, con particolare riguardo ai ciclisti” e a procedere alla costruzione “di infrastrutture stradali e di arredi urbani finalizzati alla sicurezza” di chi utilizza le due ruote.

La Tav? Ferma

Sulla Tav, invece, tutto fermo. Servirà un nuovo vertice di Governo nei prossimi giorni. M5s non esclude la sospensione del progetto fino a fine legislatura, ma la Lega non è d’accordo e punta all’avvio dei bandi di gara da parte di Telt. Nel giorno in cui l’Unione europea torna a mettere nel mirino l’Italia sulle prospettive economiche il Governo – in un vertice al quale hanno preso parte il premier Conte, il ministro dell’Economia Tria e i vicepremier Di Maio e Salvini – trova un accordo sulle banche. Arriverà – spiegano da Palazzo Chigi – un decreto del ministero dell’Economia che consentirà di “assicurare un celere rimborso” ai risparmiatori coinvolti nelle crisi bancarie. Nessuna decisione invece sul capitolo nomine (Fincantieri, Snam e Italgas).

L’Inps? Nomine bloccate. Insomma per ora parole al vento

Quindi per ora solo parole al vento. Tutto fermo con le solite schermaglie che questa volta hanno un protagonista in più: Tria. L’asse con Salvini durante la riunione a palazzo Chigi era più che evidente. Le parole del titolare del Mef sulla Tav sono state raccolte come vero e proprio assist per il leader leghista, tanto da essere state portare come argomentazioni durante la stessa discussione. “C’è qualche ministro che può esprimere la sua opinione personale” ha ribadito Di Maio “ma il contratto di Governo è il contratto di Governo”. “Non stiamo parlando assolutamente di mettere in discussione la posizione” di Tria “ci mancherebbe altro” ha assicurato, ma “finché non avremo raggiunto un accordo di maggioranza evitiamo di commentare sempre”. Uno stop quindi a fughe in avanti, che Tria sta facendo pesare. Non è infatti un caso che le nomine dell’Inps sono sul tavolo del Mef da circa una settimana, con Di Maio che attende solo la firma per ratificare il fedelissimo Pasquale Tridico a capo dell’istituto di previdenza. Le resistenze del ministro, per delle incompatibilità relative alla nomina a subcommissario di Francesco Verbaro, sono state risolte con il passo indietro del candidato, ma ora bisogna trovare un altro nome su cui accordarsi ed escluso Marcello Nori, la scelta non sarà facile.

 

Da jobsnews

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