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Povertà. Il paradosso dei 24,6 milioni che l’Italia non è riuscita a spendere

 

Crescono attenzione politica e risorse sul fenomeno, ma il 2018 si chiude con un Pon Inclusione (risorse europee) in ritardo. Tra le ragioni anche il passaggio da Rei a Rdc. L’analisi di Francesco Monaco, capo area Politiche di coesione territoriale dell’Anci. “Ora si faccia chiarezza sul contributo del welfare locale alla nuova misura per evitare altri ritardi”

 

ROMA – Mai come in questi anni la politica si è dedicata così tanto alla lotta alla povertà: si è passati dal Reddito di inclusione al Reddito di cittadinanza (non ancora legge), dai circa 2 miliardi di euro del Rei si è arrivati a sfiorare i 7 con l’attuale governo, ma l’Italia non è riuscita a “spendere” tutte le risorse europee messe in campo sotto la voce “Pon Inclusione”. Secondo l’Agenzia per la coesione territoriale, che nei giorni scorsi ha reso noto i dati sul raggiungimento dei target di spesa, al 31 dicembre 2018 tre programmi operativi della politica di coesione 2014-2020 non hanno raggiunto gli obiettivi di spesa. E tra questi c’è proprio il Pon Inclusione che, secondo quanto riporta l’Agenzia, “non ha certificato spese sufficienti e chiederà l’eccezione al disimpegno per cause di forza maggiore per un importo di 24,6 milioni di euro”.

Eppure, come si può leggere sul sito del ministero del Lavoro, con il Programma operativo nazionale (Pon) Inclusione 2014-2020 “per la prima volta i fondi strutturali intervengono a supporto delle politiche di inclusione sociale”. Secondo il ministero, infatti, la maggior parte delle risorse sono destinate agli Assi 1 e 2, volti a supportare l’attuazione del Reddito di inclusione (Rei) e precedentemente del Sostegno per l’inclusione attiva (Sia). I due Assi prevedono anche azioni volte a potenziare la rete dei servizi per i senza dimora nelle aree urbane”. Tuttavia, al termine del 2018 non tutte le risorse disponibili sono state utilizzate, anche se il “disimpegno” di tali risorse, ovvero il rischio di perdere definitivamente questi 24,6 milioni di euro, non sembra essere all’orizzonte, come spiega a Redattore Sociale Francesco Monaco, capo area Politiche di coesione territoriale dell’Anci. “Questi 24 milioni non sono bruscolini – spiega Monaco -, ma ad oggi non abbiamo mai subito disimpegni. Neanche nel ciclo passato di programmazione. Dal punto di vista della certificazione della spesa, ovvero i soldi che la Commissione rimborsa sulla base delle nostre domande di certificazione di spesa, è falso che l’Italia abbia perso in passato miliardi di euro. Non è vero. Nella programmazione 2007-2013, infatti, abbiamo avuto un risultato di domande di certificazioni che superano l’importo a budget”.

Per Monaco si è trattato di “problemi tecnici interni” alla gestione del programma, ma non solo. A pesare su questo ritardo ci sono anche altri fattori, tra cui il “cambiamento di orientamento sulle misure di contrasto alla povertà”, sottolinea il capo area Politiche di coesione dell’Anci. “Il Pon Inclusione, quasi interamente, era dedicato a costruire un sistema a sostegno del Reddito di inclusione – spiega Monaco -. Questo sistema poggiava sul potenziamento dei sistemi locali di ambito sociale. Si è puntato a potenziare le strutture, con l’arruolamento del personale, ma su questo versante ci sono state delle difficoltà, così come per quanto riguarda le misure a gestione diretta del ministero del Lavoro”. A pesare, però, c’è stata anche la scadenza per la certificazione del precedente ciclo di programmazione 2007-2013. “La certificazione si è chiusa ufficialmente a marzo 2017 – spiega Monaco -, per cui tutte le amministrazioni, compreso il ministero del Lavoro, hanno dovuto lavorare fino a quel momento per certificare la spesa del precedente ciclo”. Il nuovo ciclo, quindi, è partito già in ritardo. “Verso la metà del 2017 – specifica Monaco – ed evidentemente non abbiamo fatto in tempo a recuperare i ritardi accumulati. L’agenzia per la coesione, tuttavia, dice che sono somme che si possono recuperare perché si può dichiarare alla Commissione l’eccezione dovuta a cause connesse al passaggio con il precedente ciclo. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che il 4 marzo 2018 ci sono state le elezioni. Da aprile, quindi, si è cominciato a parlare di reddito di cittadinanza e si sapeva già che il sistema Rei non dico che sarebbe stato scardinato, ma si sarebbe sicuramente esaurito”.

Sul tavolo delle negoziazioni con l’Europa in merito al nuovo ciclo di programmazione, quindi, ci sarà anche la richiesta di eccezione al disimpegno dei 24 milioni di euro sul Pon Inclusione. Negoziazione che arriverà a breve, secondo Monaco. “Anche se il calendario è molto intenso per via delle elezioni – spiega -, almeno sulla parte finanziaria, credo che la Commissione uscente voglia chiuderlo prima”. Il problema, però, in parte rimane ancora irrisolto ed è dovuto proprio al cambio di rotta voluto dal governo per quanto riguarda le politiche di contrasto alla povertà. “Speriamo che sul Reddito di cittadinanza si faccia chiarezza tra parte lavoristica e quella del welfare, altrimenti accumuleremo altri ritardi. Le strutture comunali, intanto, hanno avuto le risorse per rafforzarsi. Completeranno gli avvisi pubblici, prenderanno il personale che serve per potenziare i propri uffici e questa cosa si farà. Se a quel punto sarà chiaro anche qual è il contributo del sistema di welfare locale al Reddito di cittadinanza, la spesa non avrà difficoltà. Il problema è quando passa il tempo e non sai bene cosa fare”.(ga)

 

Da redattoresociale

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