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Paolo Ciofi. Il pentagramma di Landini e il 9 febbraio

 

Il diciottesimo congresso della Cgil è stato un evento rilevante che può aprire una fase nuova nella vita delle lavoratrici e dei lavoratori italiani, e perciò dell’intero Paese e dell’Europa. Ciò emerge con chiarezza dalla linea d’intervento esposta da Maurizio Landini, che in sintesi si può riassumere in cinque punti cardinali.

  1. L’unità conquistata dalla più grande organizzazione sociale d’Italia e forse d’Europa nella elezione degli organismi dirigenti non consiste nell’azzeramento del pluralismo delle idee. Ma neanche nella ricerca permanente di un equilibrio tra gruppi di vertice al solo scopo della gestione di un (piccolo) potere. Al contrario, c’è bisogno di una generale sburocratizzazione verso il basso, fino a costruire un «sindacato di strada» in grado di dare risposte efficaci ai problemi che travagliano la società.
  2. La scelta tra capitale e lavoro è netta. La Cgil si colloca dalla parte di tutte le persone che per vivere devono lavorare, senza equivoci e senza “mediazioni” più o meno mascherate. E ciò al fine di superare la contraddizione «tra la libertà della persona e il diritto di proprietà che oggi si ripropone con ancora più forza». Precisa Landini che non si può «accettare una società che sfrutta le persone».
  3. Decisiva è la ricomposizione sociale unitaria delle lavoratrici e dei lavoratori, oggi in competizione tra loro. Ciò comporta l’impianto di un nuovo tipo di contratto in grado di assicurare, con il governo dell’innovazione scientifica e tecnologica, gli stessi diritti a tutti coloro i quali lavorano fianco a fianco nella stessa filiera. Siano essi stabili o precari, uomini o donne, giovani o anziani, bianchi o neri, autoctoni o migranti. Insieme a una nuova legge sulla rappresentanza, che ricomponga le spinte alla frantumazione e alla corporativizzazione, questo è il passaggio ineludibile verso l’unità sindacale, obiettivo irrinunciabile da perseguire.
  4. Poiché non si cambia l’Italia senza la centralità e la partecipazione attiva del lavoro, l’opposizione al governo in carica è netta e senza sconti. Sul piano nazionale come su quello europeo va combattuta senza esitazioni la linea della libertà di mercato, ossia del dominio incontrastato del capitale globale. Non per caso sono risuonate nel congresso le parole di Marx ed Engels «proletari di tutti i Paesi, unitevi!». L’indicazione di un nuovo internazionalismo delle forze del lavoro assume oggi grande rilievo. Come pure la proposta di un piano europeo straordinario per la manutenzione ambientale e sociale. I mezzi ci sono, ci dice il segretario della Cgil, ma bisogna andarli a prendere là dove sono. Con una patrimoniale sui grandi patrimoni esentasse, con la lotta senza quartiere all’evasione fiscale, con la progressività dell’imposizione. Il contrario della tassa piatta.
  5. Il punto di riferimento evidente di questa nuova fase è la Costituzione antifascista che fonda sul lavoro la Repubblica democratica, e la lotta per la sua attuazione. Infatti la manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil, indetta a Roma per il 9 febbraio, «ha al centro i principi della Costituzione».

Non sappiamo se la linea proposta da Landini verrà applicata e avrà successo. Sappiamo però con certezza che il 9 febbraio 2019 è una data discriminante, che ci riguarda e può rappresentare l’inizio di una svolta. Non è questo il tempo della passività e dell’attesa che qualcosa ci piova dal cielo. Ognuno e ognuna di noi si mobiliti perché quel giorno lasci il segno con una grande presenza democratica, popolare e di massa.

Paolo Ciofi

Da jobsnews

 

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