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Il silenzio, il ricordo, le parole e la radio per ricordare Antonio Megalizzi

 

Ieri sera a Rovereto in piazza Rosmini Radio 80 foreveryoung, emittente radiofonica di cui faceva parte anche Antonio Megalizzi nei ruoli di giornalista, speaker e direttore artistico, ha dedicato il Capodanno e l’arrivo del 2019 al giovane vittima dell’attentato di Strasburgo. Sul palco i giovani che lavorano nelle radio e gli amici del giovane scomparso. Gli eventi organizzati dal titolo “Capodanno in piazza” sono stati trasmessi in diretta radio e video sulla pagina facebook dell’emittente. A Strasburgo è stato dedicato un “minuto di rumore” per ricordare le vittime e il programma di RAI Radio 3 “Tutta la città ne parla questa mattina ha trasmesso ieri un estratto di un’intervista di Antonio Megalizzi ad Antonio Tajani presidente delParlamento europeo, trasmessa dalla radio Europhonica . Strasburgo “città che sceglie di contrastare i populismi e desidera promuovere un’integrazione interculturale seria per un’Europa unita contro ogni forma di violenza” .

Ma è il silenzio del pensiero e delle emozioni, dopo il clamore (anche) mediatico, l’arma più efficace per alleviare il dolore di chi ha perso un figlio, un amico e un collega: Antonio Megalizzi vittima di un atto criminale a Strasburgo. Si sono spese migliaia di parole scritte e ascoltate in voce nel raccontare la breve vita di un giovane appassionato del suo lavoro di cronista (ma non solo) radiofonico, intento a creare una rete europea di diffusione tra lingue e culture attraverso lo strumento a lui più congeniale. Sotto un’unica bandiera: quella dell’Europa, indossata da giovani ragazze in duomo, studentesse universitarie, per affermare come l’Europa sia un valore da difendere e non da rifiutare e smembrare in tante forme di populismo e sovranismo. Era questo l’ideale di Antonio e lavorava per unire attraverso le radio, tutte le lingue europee. Un aggregatore sociale convinto che l’inclusione culturale e politica ma anche umana (senza rischiare di essere manipolato da ideologie fin troppo enfatizzate anche dai media e dalle dichiarazioni di molti politici). La sofferenza della perdita di una vita non può mai avere una giustificazione e chi l’ha subita, come i genitori e la famiglia di Antonio, è stata gestita con un’esemplare sobrietà e discrezione a cui va tutto il rispetto di una società abituata a rendere pubblica ogni emozione, enfatizzandole in maniera morbosa, eccessiva, suscitando reazioni scomposte.

La morte di Antonio ha fatto riflettere su come sia labile il confine tra dovere di cronaca ed enfatizzazione mediatica che si riversava anche su una retorica infarcita di ideologie distanti; se non fuorvianti dalla realtà e dai sentimenti sinceri di chi ha vissuto in prima persona il lutto. I genitori, la sorella, la fidanzata, i suoi compagni di studio, i colleghi delle radio come Andrea Fioravanti, il quale durante le esequie solenni in duomo, per celebrare il funerale, ha pronunciato parole che esprimono meglio di chiunque altro chi era veramente Antonio Megalizzi.
«Antonio sarebbe il primo a stemperare la tensione, a dirci di buttar via il foglio e di improvvisare perché il bello della radio è l’adrenalina della diretta. Lo farebbe con la sua elegante ironia e una voce cosi irriverente ma affabile da mettere a proprio agio chiunque. Ci sono persone che possono dire di conoscere Antonio da anni, decenni. Con noi ha condiviso tre anni della sua vita. Tre anni fatti di viaggi dell’ultimo minuto su qualsiasi mezzo in giro per l’Europa, corse nei corridoi del Parlamento Europeo a caccia di dichiarazioni, audio registrati in posti improbabili, discussioni appassionate su Whatsapp su come raccontare l’Unione europea e riunioni interminabili. Ma anche tante risate, battute e confidenze. Sono solo tre anni, ma abbiamo creato con lui un rapporto fortissimo anche abitando tutti in città diverse. Ci siamo riusciti perché stavamo costruendo insieme un sogno. Se Europhonica fosse una metafora facile, sarebbe un don Chisciotte che va contro i mulini a vento dell’indifferenza nei confronti delle istituzioni europee. Per farvi capire, Antonio non solo era il primo a guidare la carica contro i mulini, ma aveva trovato i cavalli, studiato il percorso e venduto i diritti della storia a Cervantes. Perché Antonio aveva mille idee imprenditoriali al giorno su come raccontare l’Unione europea. Aveva un approccio democraticamente pop e una dote naturale: spiegare in modo semplice la materia più difficile del mondo: l’Europa e le sue istituzioni. Lo faceva anche smontando con pazienza meticolosa tutte le bufale e i miti negativi che circolano in rete. Perché Antonio pensava che il suo fosse il lavoro più bello del mondo e desiderava farlo per sempre. Basta leggere l’hashtag che accompagna le sue foto: “My job is better than your vacation”.

Il mio lavoro è meglio della tua vacanza. “Sogno ancora di arrivare in alto e non penso mai che possa essere troppo” – ci scriveva – l’unica domanda che mi faccio è: “quanto poco mi sono impegnato oggi perché accada?”. E ancora: “Ho una vita assurda. Inizio a lavorare alle 6.30 e torno a casa alle 21. Però Europhonica è il progetto che vorrei mi desse da vivere. Ce la dobbiamo fare.”
Antonio era così, non aveva mai tempo perchè viveva tanto. Le sue frasi non erano mai pronunciate a caso: “​Le parole mi danno da vivere, quindi do loro il giusto peso”, ci diceva. Il suo motore era la sana ambizione: “Sono felice, ma perchè non posso ambire ad essere più felice?”. Antonio non sarà mai per noi una figurina, un’immagine cristallizzata irraggiungibile. Continua a vivere dentro di noi, nei nostri ricordi e nel nostro operato. Porteremo avanti il suo sogno, il nostro sogno, che per anni abbiamo inseguito contando solo sulla nostra passione. Con Antonio abbiamo perso un altro amico. Il nostro travolgente, instancabile ed eccentrico Bartek che ci ha ospitato questi tre anni ogni volta che andavamo a Strasburgo. In questo momento ci piace immaginare da qualche parte Bartek che trascina Antonio in uno dei suoi interminabili tour culturali pieni di aneddoti. Bartek direbbe mescolando francese, inglese e italiano: “C’è un mio amico che conosce un posto da dove si vede benissimo la diretta di Europhonica a Strasburgo”. E Antonio risponderebbe: “Non ci credo, anche qui un altro tour”, ma poi accetterebbe con un sorriso. E si allontanerebbero discutendo di Unione europea, politica e amicizia. Come facevano sempre.» (per gentile concessione della redazione di Europhonica).
Giuseppe Giulietti presidente della Federazione nazionale della stampa italiana partecipando ai funerali ha così ricordato la figura di Antonio: «un giovane che usava le parole per conoscere le differenze e mai come pietre per colpire e ferire le diversità. Trento ha dimostrato all’Italia con la sua partecipazione corale che esiste ancora una nazione Italiana ‘dell’amore ‘(sentimento di vicinanza e affetto e solidarietà ) e non solo un’Italia del livore». Chi era presente a Trento, il giorno del funerale, ha potuto verificare come sia possibile ancora dimostrare l’esistenza di una società basata sulla civiltà e su valori imprescindibili come il senso di partecipazione solidale, composto e sincero. Sono state esequie solenni di Stato sobrie religiose ma anche civili e laiche insieme .“ Dovevi essere tu a parlare del mondo, non il mondo a parlare di te. L’unico confine e’ quello del volto dell’altro – sono alcune delle parole dell’omelia funebre pronunciate del vescovo Lauro Tisi – Antonio ha immaginato un’Europa senza confini e senza pregiudizi, alla quale non vedeva alternative “.

Anche il presidente Sergio Mattarella lo pensa e lo si è visto presenziare alla cerimonia funebre: le mani sulla bandiera europea deposta sopra quella italiana sul feretro. Un’Europa unita e solidale, un’Europa in cui far partecipare tutte le voci libere ed esprimere le proprie opinioni così come stava facendo Antonio. Ora toccherà a chi vuole raccogliere la sua “eredità” portarle avanti. Ogni iniziativa della FSNI (presidente Giuseppe Giulietti e segretario Raffaele Lorusso) e dell’Ordine dei Giornalisti (presidente del Trentino Alto Adige Mauro Keller), insieme al Sindacato giornalisti della Regione, segretario Rocco Cerone, saranno concordate esclusivamente con la famiglia di Antonio Megalizzi.

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