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2019. Le battaglie del sindacato giornalisti

 

Il 2019 si apre con giornalisti e libera informazione sotto attacco negli Stati Uniti di Trump, nel Brasile di Bolsonaro, nella Turchia di Erdogan, nell’Ungheria di Orban, in tanti altri paesi non solo del terzo mondo. Brutto clima. Anche se il potere, si sa, non ha mai amato la stampa che non fa da semplice megafono e assolve invece per intero al suo ruolo di cane da guardia della democrazia. In Italia apparentemente stiamo meno peggio. Ma i tagli ai residui fondi pubblici per la cosiddetta editoria debole, che saranno prima ridotti e poi azzerati entro il 2022, sono una decisione gravissima. E un pessimo segnale.

Alcune testate saranno costrette a chiudere, meno pluralismo di idee, meno posti di lavoro, non soltanto giornalistico. Secondo la Fnsi  gli equilibrismi verbali del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, non cambiano la sostanza delle cose: i tagli al fondo per l’editoria produrranno la chiusura di numerose testate e la perdita di posti di lavoro. Al di là dei tentativi del premier di cambiare le carte in tavola, resta infatti la drammatica realtà di un provvedimento ispirato da ragioni ideologiche e che ha preso corpo con chiari intenti ritorsivi nei confronti di chi fa informazione liberamente. Restano gli appelli e i moniti del presidente della Repubblica sul ruolo della stampa e sulla necessità di salvaguardare il pluralismo: se Conte li avesse letti, si sarebbe reso conto che nella conferenza stampa di fine anno avrebbe fatto meglio a tacere .

Il nostro Primorski Dnevnik per ora sembra in salvo, ma la scure dell’azzeramento entro il 2022 è una minaccia alla sua sopravvivenza. I guai cominciano invece subito per Novi Glas, Novi Matajur, Voce del popolo di Fiume, altre realtà piccole ma importanti.

Spostando il punto di vista la situazione purtroppo non migliora. Il rinnovo del contratto di lavoro ancora non c’è, perché il sindacato dei giornalisti si è rifiutato e tuttora si rifiuta di accettare le richieste degli editori, tutte al ribasso, tutte tese a smantellarlo, quel nostro contratto.

Le aziende hanno speso milioni e milioni di denaro pubblico solo per portare a compimento i propri processi di ristrutturazione, per rottamare giornalisti attorno ai sessant’anni senza sostituirli. Zero euro per nuovi posti di lavoro. Risultato: sempre meno posti di lavoro contrattualizzati, sempre più giornalisti precari, tanti collaboratori pagati poco e trattati peggio, crescenti carichi di lavoro per redazioni ridotte all’osso. E poi la piaga dei cronisti minacciati, le querele temerarie, l’onnipresente tentativo del bavaglio, l’Inpgi a rischio, tanto altro…

Di tutto questo si parlerà dal 12 al 14 febbraio al 28.o congresso della Fnsi, a Levico Terme (Trento). L’Assostampa Fvg vi parteciperà con i suoi delegati, professionali e collaboratori, per portare il proprio contributo di idee e buone pratiche al dibattito e alle scelte che verranno fatte.

Perché le stesse criticità nazionali si scontano in proporzione anche da noi. Rai regionale, Piccolo e  Messaggero Veneto (entrambi soggetti alle grandi sinergie del gruppo Gnn), Gazzettino, agenzie di stampa, emittenza privata, uffici stampa della pubblica amministrazione, l’universo del web e delle testate più piccole. Del Primorski e degli altri giornali delle minoranze linguistiche abbiamo già detto. Ma non abbiamo detto della gravissima situazione delle due agenzie di stampa della Regione Fvg, dove si punta a cancellare il contratto di lavoro giornalistico e si ricattano i precari: se volete la stabilizzazione dovete rinunciare al contratto da giornalisti.

In questa grave situazione c’è sempre più bisogno che i colleghi, professionali e collaboratori, contrattualizzati e non, precari e pensionati, si iscrivano al sindacato, a quel sindacato di cui spesso ci si ricorda soltanto nel momento del bisogno. L’Assostampa Fvg ha da molti anni le quote d’iscrizione immutate, le più basse d’Italia. E c’è sempre la possibilità di chiedere l’iscrizione gratuita per i colleghi in difficoltà economica. Aiutateci a tutelare i più deboli, a difendere il lavoro, le pensioni, i nostri enti di categoria, il diritto dei cittadini a essere informati e il dovere dei giornalisti di informare.

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