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Egitto, dopo la gioia per la scarcerazione arriva la conferma della condanna a 2 anni per Amal Fathy. Dovrà tornare in prigione

 

La gioia per la scarcerazione di Amal Fathy è durata il tempo dell’abbraccio della sua famiglia e dei suoi amici.
Poco più di 72 ore di libertà, seppur condizionata, prima che la giustizia egiziana mostrasse il suo vero volto e respingesse l’appello contro la condanna a due anni di carcere per aver pubblicato un video in cui denunciava molestie sessuali.
Nessuna sospensione, questa volta. Dovrà tornare in prigione.

“In Egitto una buona notizia non è mai seguita da un’altra di analogo segno – è l’amaro commento di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia – Se quattro giorni fa avevamo gioito per il ritorno a casa di Amal nell’ambito di un’inchiesta cui è sottoposta, oggi arriva la pessima conferma della condanna a due anni di carcere nell’altra inchiesta. Se non è mai bello dire di una donna che è la ‘moglie di’, stavolta dobbiamo fare un’eccezione: Amal è perseguitata perché è la moglie di Mohamed Lotfy. Non c’è altro motivo”.

Eh si. L’unica vera ‘colpa’ di Amal è proprio questa, essere sposata con il direttore della Commissione egiziana per i diritti e le libertà e consulente della famiglia di Giulio Regeni, il ricercatore friulano ritrovato morto al Cairo il 3 febbraio del 2016.

La giovane attivista, mamma di un bambino di 3 anni e mezzo, era stata dichiarata colpevole nel processo di primo grado che l’ha vista imputata per diffamazione nei confronti della Banca Misr e del suo staff.
La Corte aveva anche ordinato il pagamento di due differenti ammende una di 561 dollari e l’altra di 1.122 dollari.
Un vero e proprio paradosso se si pensa che la vittima di questa vicenda era proprio lei, Amal,  che dopo aver subito molestie sessuali aveva denunciato e sollecitato le autorità a difendere le donne egiziane. Il risultato è stato esattamente l’opposto. Mente lei veniva arrestatata e poi condannata, l’autore delle avance spinte è sempre rimasto in libertà. Amal Fathy sta pagando per essere dalla parte dei diritti umani.
Nell’attesa di sapere se un eventuale ricorso all’Alta Corte, la nostra Cassazione, possa ribaltare le precedenti  sentenze, la Fathy dovrà difendersi anche da altre accuse, in un processo che la vede imputata come “aderente a un gruppo terroristico”. Rischia un verdetto ancor più pesante se i giudici la ritenessoro colpevole.
Articolo 21, oltre a continuare a seguire le vicende di Amal, rilancia e supporta Amnesty International nel rinnovare al governo egiziano la richiesta di annullare tutte le imputazioni nei suoi confronti.
Per lei, come per Giulio Regeni, ogni 14 del mese rinnoveremo la scorta mediatica di Articolo 21 e Fnsi, insieme al collettivo Giulio Siamo Noi e all’avvocato Alessandra Ballerini, e continueremo a chiedere quali passi avanti siano stati compiuti per ottenere verità e giustizia da quando il 14 settembre del 2017 l’ambasciatore italiano, Giampaolo Cantini, è rientrato al Cairo.

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