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La sindaca di Monfalcone censura Avvenire e Manifesto

 

Comune di Monfalcone censura Avvenire e Manifesto. Prima cancellando gli abbonamenti ai due quotidiani per la propria biblioteca comunale, adducendo risibili “ragioni economiche” (“un costo troppo oneroso – si era detto – rispetto al ristretto numero dei lettori”). Poi, dinanzi a una colletta fra i cittadini della città dei cantieri per il rinnovo degli abbonamenti, rifiutando comunque l’inserimento dei due quotidiani fra quelli a disposizione della cittadinanza, perché “non acquistati dall’amministrazione”.
> Ci sarebbe da sorridere, se la questione non fosse seria e grave. Un amministratore pubblico, in questo caso un’amministratrice, la sindaca leghista Cisint, dovrebbe avere come primo riferimento la Costituzione della Repubblica e il bene dei cittadini. Sulla libertà d’informazione e la libera circolazione delle idee la nostra Carta è chiarissima, basta andare a rileggersi l’articolo 21. E il bene dei cittadini non può mai prescindere dal pluralismo di idee, opinioni e dunque giornali. Bisogna potersi informare liberamente, ascoltando e leggendo tutti, prima di fare le proprie libere scelte politiche. In democrazia funziona così.
> A Monfalcone si vanno fra l’altro a colpire due giornali molto diversi, uno cattolico e l’altro comunista, accomunati però dal fatto di essere entrambi voci fuori dal coro, in netta e radicale opposizione alla politica del Comune in provincia di Gorizia nei confronti degli immigrati. Si ricordi che Monfalcone conta seimila stranieri su ventottomila residenti, il 22% del totale. Ma Cisint già in passato aveva dimostrato di non voler essere la sindaca di tutti, richiamandosi più alle politiche del partito che la esprime e al suo leader Salvini, che non ai principi e agli articoli di una Costituzione che, fino a prova del contrario, è ancora in vigore.
Il caso è diventato nazionale. La Monfalcone democratica e gli enti di categoria dei giornalisti, assieme a tutte le donne e gli uomini di buon senso, stanno rispondendo a questo grave episodio di censura. Tutti consapevoli che, quando un’amministrazione pubblica pretende di decidere che cosa il cittadino può o non può leggere, si è in presenza di un altro inquietante segnale della brutta stagione che stiamo vivendo. Si comincia con i giornali, non si sa mai dove si va a finire.

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