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I beni tolti alla mafia non devono essere venduti ai privati, ma destinati ad iniziative sociali

 

I beni tolti alla mafia non devono essere venduti ai privati, ma destinati ad iniziative sociali.Invece, il Decreto Sicurezza apre alla vendita spiccia, per semplificare la procedura e il beneficio per lo Stato. Tutto vero, ma c’è il problema che così si azzera il valore simbolico della destinazione sociale del bene. Una villa sequestrata al boss che viene trasformata in un asilo rimane un segno permanente di restituzione di quanto tolto dalla criminalità alla comunità. Chi usa quell’immobile o semplicemente lo guarda passandogli davanti, si ricorda che la legalità prevale e che lo Stato non ammette cessioni di sovranità alla criminalità.

Certo, occorre velocizzare le procedure di affidamento degli immobili tolti ai criminali, prima che il degrado per non uso o – peggio ancora – per autovandalismo di negazione, renda inservibile il bene o estremamente costoso il suo ripristino. Ma questo si può fare potenziando gli uffici dedicati – come sembra previsto nel decreto – soprattutto semplificando le procedure, con strutture giudiziarie specializzate. Insomma, mantenere sul territorio il bene sequestrato e riusato, simbolo della soccombenza dei violenti, può cambiare la mentalità delle vittime, i soldi incassati dalla sua vendita no.

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