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Il rinnovato “rapporto speciale tra Il Cairo e Roma”. Solo la verità su Giulio Regeni potrà renderlo tale

 

“Un balzo senza precedenti nelle relazioni tra Italia ed Egitto”. Così oggi il sito del quotidiano Youm 7 commenta la nuova visita di un ministro italiano al Cairo.

E non si tratta di un ministro qualsiasi, bensì del vicepremier Luigi Di Maio. Prima di lui, il Ministro degli Esteri, Moavero Milanesi, e il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

Tutto nel giro di un mese.

Di Maio, come i suoi colleghi di governo, ha affrontato i temi che gravitano attorno alle relazioni tra Italia ed Egitto: il rafforzamento dei rapporti bilaterali nei settori dell’energia, delle infrastrutture, economico e commerciale. E’ quanto si legge in una nota diffusa dal MISE.

E come accade da quando i rapporti diplomatici tra Roma e Il Cairo sono ripresi, non può mancare nei comunicati e nelle dichiarazioni di fine incontro la volontà di fare tutto il possibile per risalire alla verità sulla morte di Giulio Regeni.

Business as usual, viene da dire. Già… Come la postilla e le parole di ordinanza sulla morte del nostro ricercatore, piu’ di due anni e mezzo fa.

Sappiamo tutti cosa spinge questa intensità di visite. A cominciare dalla necessità di avere l’Egitto dalla nostra parte per evitare che il caos libico possa riversarsi nuovamente sull’Italia. Senza dimenticare gli interessi legati all’enorme giacimento scoperto dall’ENI nel 2015 al largo delle coste egiziane. (Proprio ieri l’AD dell’ENI, De Scalzi, ha avuto un incontro con il premier egiziano per discutere di progetti futuri)

Ora i genitori di Regeni sanno che nessuno potrà far tornare Giulio. Ma hanno una semplice domanda: PERCHE’!!! Perché la sera del 25 gennaio 2016 Giulio è stato prelevato vicino casa, torturato e poi ucciso? Cosa aveva fatto per scatenare una simile violenza?

Proprio nel giorno della visita di Di Maio, dal Cairo arriva un’altra notizia interessante: il governo ha annunciato la creazione di un Comitato Nazionale per i Diritti dell’Uomo che avrà il compito di investigare e  rispondere così alle tante critiche sollevate in questi anni da quando, nel 2013, l’allora presidente Morsi venne rimosso e la resistenza dei sostenitori dei Fratelli Musulmani venne repressa nel sangue.

Chissà se questo Comitato ci aiuterà a capire perché la sorte di Giulio sia stata la stessa di centinaia di egiziani. Personalmente nutro forti dubbi.

Ciò che credo è che dobbiamo continuare a esserci noi, stampa e società civile. Dobbiamo continuare a chiedere, anche se sappiamo che difficilmente ci verranno date delle risposte.

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