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Gli esiti grotteschi del caso Diciotti

 

Non posso che rallegrarmi per la conclusione del forzato ed illegittimo arresto degli esuli su un pezzo, sia pure navigante, di territorio italiano. Restano però aperti tutti gli interrogativi che questa vicenda ha sollevato. Tra tutte le questioni in campo, mi preme ricordarne una: il destino di 150 persone è stato strumentalizzato dal governo italiano (il Primo Ministro Giuseppe Conte e il Viceministro Luigi Di Maio non si sono dissociati dalle scelte dell’altro Viceministro e Ministro dell’interno Matteo Salvini) per condurre la propria trattativa con l’Europa.

Per quanto il dibattito dell’Italia con l’Europa sul tema dell’immigrazione abbia più di un fondamento (il Trattato di Dublino va certamente cambiato), non è accettabile far valere le proprie ragioni sulla pelle dei soggetti più deboli. È un modo vile e ricattatorio di condurre le trattative che non appartiene ad un paese civile ed in particolare non appartiene alla storia dell’Italia e, certamente, alla maggioranza di tutti gli italiani, anche di quelli schierati per il “non possiamo accoglierli tutti” che, tuttavia, mantengono il senso dell’onore, della dignità e della solidarietà indissolubilmente legati alla nostra bandiera.

Tanto il metodo del governo è stato sbagliato che gli esiti del caso Diciotti hanno del grottesco:

  • – i cento profughi eritrei presi in carico dal Vaticano avranno diritto a chiedere l’asilo politico all’Italia con grandi probabilità di accoglimento per le condizioni dittatoriali in cui versa l’Eritrea;
  • – i venti esuli accettati dall’Albania dovranno esprimere l’adesione volontaria ad attraversare l’Adriatico non appartenendo l’Albania all’Unione Europea;
  • – l’Italia è isolata da quell’Europa a cui chiede la flessibilità finanziaria per la prossima legge di bilancio da cui dipendono la flat tax della Lega e il reddito di cittadinanza del M5S;
  • – Salvini è indagato, tra l’altro, per il gravissimo reato di sequestro di persona il che, sul piano internazionale, non è privo di conseguenze.

Più in generale, Salvini si sta vantando delle sue circolari ministeriali dalle quali è derivata la drastica riduzione dei permessi umanitari in favore dei richiedenti asilo già presenti in Italia. Non si tratta solo di una riduzione dei diritti umani, ma anche dell’incremento degli irregolari con una duplice contraddizione: da una parte, aumentano gli irregolari che Salvini voleva combattere; dall’altra parte gli irregolari, che inevitabilmente resteranno sul territorio della Repubblica, saranno a disposizione della malavita organizzata. Aumentano così i disagi sociali che si volevano attenuare. Un meccanismo che autoalimenta i presupposti della paura.

Inoltre, Matteo Salvini ha annunciato un ulteriore pacchetto di nove interventi nel prossimo Consiglio dei ministri per una stretta sui diritti degli immigrati, dai tempi di trattenimento nei centri per i rimpatri, alla lista dei reati che impattano sull’asilo. Significa una guerra dichiarata ai diritti dell’asilo e ai diritti umani che contrasta:

  • con l’art. 10, comma 3, della Costituzione italiana;
  • con l’art. 14 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo;
  • col Regolamento di Dublino II (Regolamento CE n. 343/2003);
  • col Trattato di Ginevra del 1951.

E siamo appena a tre mesi del governo del cambiamento. Complimenti!

Shukri Said. Segretaria e Portavoce dell’Associazione Migrare – www.migrare.eu

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