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Ministro Salvini: “Verificheremo scorte”. Saviano: “E’ ministro malavita”. Borrometi: “Chi vive sotto scorta non è un privilegiato, ma un condannato”

 

“Io dico che l’Italia ha il record europeo di servizi di scorta e vigilanza, non dipendono da me le scelte su simpatia o antipatia”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini, a margine della visita alla villa confiscata ai Casamonica, a chi gli chiedeva della scorta al giornalista Roberto Saviano. “Verificheremo tutti i servizi di vigilanza, sono quasi 600 e occupano circa duemila uomini delle forze dell’ordine”, ha proseguito.

“L’Italia è il Paese occidentale con più giornalisti sotto scorta perché ha le organizzazioni criminali più potenti del mondo, ma Matteo Salvini, ministro degli Interni, invece di contrastare le mafie, minaccia di ridurre al silenzio chi le racconta. #MinistrodellaMalavita”. Così Roberto Saviano su Twitter, allegando un video dal titolo ‘Le mafie minacciano. Salvini minaccia’.

“Le scorte non si chiedono e chi vive sotto scorta non è un privilegiato, ma un condannato” replica a Salvini Paolo Borrometi, giornalista sotto scorta nonché presidente di Articolo21.

“Forse è bene ripeterlo, perché a volte qualcuno se ne dimentica. La decisione di attribuire la scorta a Roberto Saviano fu della prefettura di Napoli che, oltre undici anni fa, ritenne a rischio la sua vita.  Da allora Roberto vive privato della propria libertà per donare libertà, la libertà di conoscere.  Con Saviano tutto il mondo ha conosciuto la violenza mafiosa dei casalesi ed è per quella certosina opera di verità che i boss lo vogliono morto. Sono certo che nessuno voglia mettere a rischio- ulteriormente- la vita di Saviano. Noi come Articolo21 staremo accanto a Roberto, così come saremo al fianco di qualsiasi giornalista minacciato”.

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