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“La mia Africa non è un Paese per Trump”. Intervista a Phyllis Omido, Green Nobel keniana che sfida i potenti

 

Phyllis Omido è nata dove tramonta il sole, dall’altra parte del Kenya. Ma è a pochi chilometri dall’Oceano che si è ritagliata il suo raggio di luce, nella contea di Mombasa. Nel 2007 viveva da madre single a Owino Uhuru, slum di fango e mattoni sfiorato da un corso d’acqua e abitato da anime più o meno disperate in cerca di scellini nelle fonderie che sputavano piombo. Ogni mattina chiudeva la baracca e apriva il suo ufficio alla Metal Refineries, fabbrica indiana che riciclava batterie usate per estrarre piombo. La laurea in Economia aziendale all’università di Nairobi le consenti di essere impiegata come amministratore delle risorse umane, lontano dal ciclo di lavorazione.

Pochi mesi dopo il figlio che stava allattando si ammalò. E quando i test su altri bambini rivelarono nel sangue livelli di piombo 35 volte superiori al limite fissato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, il sospetto diventò certezza: il metallo aveva avvelenato l’ambiente. E ucciso. La stessa sorte sarebbe toccata al piccolo Omido se la madre non avesse pagato le costose cure mediche: duemila dollari. Li offrì la società, in cambio del suo silenzio. Da allora invece Phyllis non ha mai taciuto e la sua coscienza ha risvegliato anche quella dell’Africa. Il prezzo pagato è stato alto come il livello toccato dalle sue denunce, fino al carcere.

Nel 2009 Phyllis ha fondato il Centro per la giustizia e la governance per l’ambiente e con un’azione collettiva ha portato il caso nei tribunali del Kenia e all’attenzione dell’Onu. Nel 2014 la fabbrica ha chiuso. E Il Goldman environment prize, il cosiddetto Green Nobel ricevuto l’anno dopo, ha assicurato al suo impegno civile un’eco internazionale. A 40 anni Phyllis si arrangia come domestica: “Emigrare è la cosa più brutta che possa esistere, gli africani amano la loro casa e la loro casa è in Africa”. La sua è costretta a cambiarla spesso per ragioni di sicurezza.

In Italia per la prima volta, è stata accolta a Roma dal Consiglio nazionale forense su iniziativa del presidente Andrea Mascherin e da Maurizio Montalto che presiede l’Istituto per gli Studi delle politiche ambientali. E il Consiglio le ha conferito honoris causa il tesserino da avvocato nella Giornata mondiale del rifugiato.

Phyllis, è ancora una madre single che vive in una baraccopoli?
“Sono ancora una mamma single ma non vivo più in una baracca…”.

La sua difesa dei diritti nasce in una fonderia
“Si ma non sono stata licenziata (come qualcuno ha scritto, ndr), ho smesso quando ho scoperto che mio figlio si era avvelenato nel mio luogo di lavoro”.

Come si vive oggi in Kenia?
“Come dappertutto nel mondo i keniani continuano a lavorare ogni giorno per soddisfare i loro bisogni. Il nostro dovere come cittadini della terra è garantire che ciascuno nel mondo sia libero di svolgere il proprio lavoro e scegliere come vivere senza dover lottare per accedere a bisogni tanto primari come il cibo, l’acqua e le medicine”.

Di che cosa hanno bisogno il suo Paese e l’Africa?
“I keniani e gli africani hanno bisogno di una forma di governo che ristabilisca la fiducia dei popoli nei nostri paesi e nel nostro continente. Le comunità africane hanno bisogno di essere rese autonome nell’accesso alle informazioni, nella partecipazione pubblica alle attività decisionali e di un effettivo accesso ai rimedi giuridici, solo così l’Africa si potrà emancipare dalla corruzione che causa il proliferare di perdite di assetti e risorse pubbliche e potrà ristabilire la fiducia del popolo nella sua sovranità”.

Lei invita gli africani a non migrare, un messaggio controvento
“Esorto le nazioni mondiali a sostenere la conservazione delle radici africane e l’impegno della società civile a restituire dignità, attraverso una efficace amministrazione che crei opportunità per tutti, in modo da restituire speranza ai nostri popoli e non farli cadere vittima della tragedia dell’immigrazione e del danno che ne consegue. Così da poter costruire l’Africa conservando le preziose risorse dei giovani che sono disperse con l’immigrazione”.

Chi emigra dall’Africa?
“Sono principalmente persone vittime della guerra che si separano dalle famiglie e dagli affetti e che hanno perso fiducia nella capacità del loro paese di offrire opportunità”.

La soluzione?
“Sostenere la voce della gente. Non gli interessi di poche elite”.

Prima volta in Italia. Che cosa pensa del ministro Salvini che vuole chiudere i porti e schedare i rom?
“Essere un rifugiato è una tragedia, ma molto peggio è la perdita dei principi morali che ha fatto degli occidentali quello che sono oggi. L’Occidente è stato costruito sulla capacità di sostenere i diritti umani e sullo stato di diritto, abbandonare questa morale è un fallimento”.

E del presidente Trump che autorizza bimbi in una gabbia alla frontiera Usa?
“Oggi (ieri, ndr) è la giornata mondiale dei rifugiati e Trump sta vanificando la saggezza dei fondatori dell’America, mettendosi in contrasto con le Nazioni Unite. L’America deve velocemente rivedere le sue posizioni se vuole conservare la sua rilevanza mondiale”.

Phyllis, che tempi sono questi?
“La nostra è una generazione che ha denudato la terra. Abbiamo distrutto il pianeta e le generazioni future ci ricorderanno per questo”.

Tre anni fa il Green Nobel, come ha speso i 175 mila dollari del premio?
“Con quei soldi abbiamo sostenuto la nostra azione collettiva legale contro le multinazionali che sfruttano e inquinano”.

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