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La cultura contro tutte le mafie

 

di Massimo Bray

Non è retorico affermare che la cultura, nelle moltissime accezioni che questa parola racchiude in sé, veicola una forza che può accomunare generazioni, etnie, gruppi sociali, ideali politici diversi per raggiungere un unico grande obiettivo, quello di sconfiggere definitivamente i sistemi mafiosi che ancora oggi arrecano incalcolabili danni alla vita civile ed economica del nostro Paese.
Non è retorico perché i frutti di questa battaglia che si combatte ogni giorno, ad ogni livello, dalla più piccola biblioteca di quartiere fino alle grandi campagne guidate dalle associazioni nazionali come Libera, sono sempre più visibili e tangibili, e rappresentano la concretizzazione di quella che è nata come una grande speranza, come un grido unanime che ha iniziato ad attraversare la Penisola dagli ultimi due decenni del secolo scorso per prendere sempre più forza dopo l’assassinio di Falcone e Borsellino.
Se oggi la lotta alle mafie è parte integrante del bagaglio culturale delle nuove generazioni, ciò è stato naturalmente possibile soprattutto grazie all’instancabile lavoro portato avanti in questi anni dal mondo della scuola.
Si deve, infatti, anche alla ferrea convinzione con cui migliaia di presidi, insegnanti, istituti scolastici italiani hanno raccolto la sfida di far divenire la cultura dell’antimafia un caposaldo nel percorso educativo dei nostri studenti, il fatto che oggi possiamo davvero sperare che il potere mafioso perda definitivamente il suo potere e il suo seguito. Certo, la strada da fare è ancora lunga: troppe sono ancora le notizie che ci giungono quotidianamente di corruzione, collusione tra poteri politici e mafiosi, controllo violento dei territori fino alle porte della Capitale; troppe le notizie dei traffici illeciti, delle speculazioni edilizie, del riciclaggio di denaro sporco, degli altri innumerevoli sistemi con cui le organizzazioni mafiose sembrano sempre riuscire a ottenere i loro profitti criminali.
Eppure, allo stesso tempo, si avverte forte e concreta la volontà dei cittadini di ribellarsi, di non chinare più la testa; si moltiplicano le denunce contro il pizzo, si creano sempre nuove esperienze in grado di agire contro il degrado ambientale e contro l’abbandono scolastico che spesso rappresenta l’anticamera del coinvolgimento dei ragazzi nella criminalità organizzata; si aprono biblioteche e centri di aggregazione anche nelle zone più difficili, si organizzano incontri, si tiene viva e si diffonde la memoria di chi ha dato la vita per denunciare e combattere la mafia, per affermare il valore della legalità.
L’Istituto della Enciclopedia Italiana, ormai da anni partner di Trame, il festival dei libri sulle mafie che si tiene ogni anno a fine giugno a Lamezia Terme, ha voluto portare il suo contributo a questa grande battaglia culturale attraverso l’iniziativa “Le parole della Costituzione”, un master di scrittura tenutosi per la prima volta lo scorso anno e che quest’anno si replicherà dall’1 al 7 luglio a Racalmuto, paese natale di Leonardo Sciascia, in collaborazione con l’Associazione Strada degli Scrittori, con la Fondazione Sciascia, con il Distretto Turistico Valle dei Templi e con il patrocinio della Regione Sicilia. Dal progetto scaturirà appunto un volume, con la scelta di 40 voci scritte dai docenti del master, che raccoglierà direttamente dalla nostra Carta costituzionale gli spunti e le riflessioni sulla legalità come valore imprescindibile per costruire una società più giusta, più sicura e più solidale.
Tra le parole più importanti della Costituzione c’è ovviamente il lavoro, diritto fondamentale di ogni cittadino, che non è più tollerabile, in una democrazia avanzata, sia soggetto a un potere basato sul clientelismo, sull’ingiustizia, sul malaffare.
Ci sono inoltre cultura e paesaggio: i capisaldi, anch’essi individuati con grande lungimiranza dai padri costituenti, di una comunità che sceglie di non sottostare alla legge del più forte ma di credere invece nella bellezza, che è la più grande ricchezza di cui siamo eredi e che dobbiamo trasmettere a chi verrà dopo di noi: una bellezza costituita non solo dal più grande patrimonio storico e artistico del mondo, ma anche dalla ricchezza delle nostre tradizioni, delle culture locali, delle produzioni agricole e artigianali, nonché dalla nostra capacità di progettare industrie pulite, città più sicure e accoglienti, comunità più coese e solidali, che non sfruttano e non rifiutano chi viene da lontano per fuggire dalla guerra e dalla povertà.
La conoscenza, l’informazione, il coraggio di costruirsi una strada alternativa rispetto a quelle già tracciate da chi vede le persone solo come strumenti al servizio dei propri interessi: questi sono i migliori antidoti al potere mafioso.
«Io credo nel mistero delle parole – ha scritto Sciascia ne “Gli zii di Sicilia” – e, che le parole possano diventare vita, destino; così come diventano bellezza»; e dunque, ancora, non è retorica, ma è anzi indice di fiducia in un reale cambiamento il credere che contro la mafia e il suo silenzio omertoso il potere più grande sia quello delle parole che raccontano di cultura, di legalità, di bellezza e di futuro.

Da mafie

 

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