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Tutto cominciò una mattina del 1983…

 

Tutto inizia la mattina del 29 luglio 1983 quando il consigliere istruttore Rocco Chinnici viene ucciso con un’autobomba insieme ai carabinieri maresciallo Mario Trapassi e brigadiere Edoardo Bartolotta e al portiere dello stabile Stefano Lisacchi; si salva l’autista Giovanni Paparcuri che poi sarà il prezioso dattilografo – informatico del pool e ora ne custodisce la memoria nel piccolo museo realizzato proprio nelle stanze dove lavoravano Falcone e Borsellino.
Chinnici aveva attuato un cambio di passo dell’ufficio istruzione dando all’azione di contrasto alla mafia una priorità assoluta: in particolare istruiva lui stesso alcuni processi di mafia e ne assegnava altri a pochi giudici, Borsellino e Falcone innanzitutto. Aveva intensificato al massimo i controlli bancari, fino ad allora scarsamente disposti, e inoltre seguiva anche l’andamento dei processi assegnati ad altri giudici. Ricordiamoci che siamo con il vecchio codice, il giudice istruttore era il dominus del processo e il consigliere istruttore non aveva alcun potere di “direzione”, ma già allora cominciavamo a capire che era utile dar conto del proprio lavoro e confrontarsi con chi aveva più esperienza. Giudici preparati e motivati c’erano e c’erano stati (Rizzo, Vigneri ecc.); con cadenza decennale c’erano stai grandi processi ai mafiosi dopo episodi criminali eclatanti a partire da quello per la strage di Portella della Ginestra (1 maggio ’47) con il processo spostato a Viterbo per legittima suspicione o altri ancora istruiti da Cesare Terranova contro gruppi di 114, 115 o 116 mafiosi, sempre gli stessi, con qualche vecchio in meno e qualche giovane in più. Allora però il codice puniva solo l’associazione a delinquere semplice, aggravata tutt’al più dalla scorreria in armi, ma con molte assoluzioni per insufficienza di prove perché il supporto probatorio era carente, basato su vecchi rapporti di polizia riciclati, fonti confidenziali e poco altro, spesso troppo poco per reggere in dibattimento. C’è da rilevare però… Continua su mafie

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