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Lago di Paola. Una storia inquietante

 

Nel 2003 la chiusa pontificia posta a tutela del canale augusteo, entrambi sottoposti a vincolo, crollo’.

La strada restò interrotta per un anno poichè la chiusa si trascino’ via anche la strada che si avallava tra una sponda e l’altra. E  in quel periodo 1300 barche stazionavano abusivamente nel lago di Paola, area protetta del litorale laziale dove da 2000 anni l’unica cosa autorizzata e’ la pesca perche’ e’ con quella che si salva l’ecosistema. Il lago di Paola e’ in una delle zone della biodoversità piu’ importanti del mondo ed e’ per questa sua natura che  sia gli scarichi abusivi della città di Sabaudia, sia la cementificazione della duna e il depauperamento della falda di acqua dolce sono elementi di grave pericolo. Senza dire dell’uso dei potenti pesticidi in agricoltura che confluiscono nelle acque salmastre.

Per la consapevolezza di esserne il proprietario a seguito di un regolare acquisto avvenuto nel 1888 da parte del bisononno , mio padre difese questo posto in modo temerario e coraggioso dalla politica che ne rivendicava un uso “commerciale” ai fini di quel falso sviluppo che ha portato gran parte della costa ad essere letteralmente sventrata. Tutto fino a quel 2003 in cui il gestore della darsena abusiva nel lago era proprio suo figlio attraverso la società In Land Sea che portava alcuni milioni di reddito nelle tasche del suo amministratore. Il figlio del proprietario, amico di Storace e dell’allora Ministro dell’Ambiente Matteoli che per via della mancanza di autorizzazione smaltiva i rifiuti oleosi e tossici proprio nel Parco Nazionale.  In quegli anni in cui si consumava anche il tentativo di scioglimento del Comune di Fondi per mafia da parte dell’allora Prefetto Bruno Frattasi, la politica locale pontina, guidata dal Presidente della Provincia di Latina, Armando Cusani ( finito negli anni scorsi agli arresti per abusi commessi a Sperlonga) oltre alla darsena aveva sostenuto la nascita di un cantiere nell’area ex Posillipo, sulla sponda del lago. La struttura era  stata rilevata all’asta dall’imprenditore nautico Rizzardi  il quale aveva avuto da un committente greco la richiesta di sei scafi da 40 metri e alti nove metri del valore di otto milioni di euro l’uno che, naturalmente, dovevano uscire dal canale augusteo troppo stretto e troppo basso protetto da vincolo archeologico. Però la caduta incredibile della Chiusa ( avvenuta nottetempo probabilmente con l’aiuto di un po’ di dinamite) aiutò non poco l’allargamento del canale.

Nel 2007 l’”affaire” era concluso: sul sito della Regione Lazio il lago di Paola era gia’ diventato un porto. Il vecchio proprietario era novantenne in un letto d’ospedale e la cricca che si avvaleva di varie e sperimentate argomentazioni quali : lo sviluppo economico, i posti di lavoro,  la riqualificazione ambientale ( dopo il degrado da loro stessi causato), potendo contare su quello che ritenevano l’erede del lago di Paola e sulla sua aderenza progettuale e politica alle iniziative del governo Berlusconi e del suo delfino , il senatore pontino Claudio Fazzone, diedero avvio al faraonico progetto di “ristrutturazione” dell’area.

Un giro milionario fermato con anni di lotte da un gruppuscolo di persone divenute amiche a furia di fare esposti e denunce. Io, come erede legittima di quel posto e giornalista, Marco Omizzolo il sociologo che tutti conoscono oggi per le denunce sul caporalato e Graziella Di Mambro uscita anche lei allo scoperto come pluriquerelata dall’indomito Presidente della Provincia, sindaco di Sperlonga, componente di Acqualatina,  Armando Cusani. Oggi di nuovo in sella come sindaco anche se da poco  rimesso in libertà.

Una storia che pensavo rimanesse indelebile nella mente di chi ha sperimentato la presenza della camorra nel privato e una storia tanto importante da portare nel 2009 il programma Annozero a raccontarla con quasi sei milioni di spettatori, collegando bene tutti quegli avvenimenti alla situazione politica che legava e che lega tuttora le infiltrazioni mafiose del sud del Lazio direttamente alla Capitale.

In questi anni faticosamente e’ stata ripristinata la legalità, con i costi di un risanamento ambientale finanziato con duro sacrificio e senza alcun sostegno della parte pubblica che ha passato mesi a leccarsi le ferite per i colpi inferti dalle inchieste e dalle interrogazioni parlamentari.

Sono passati dieci anni e improvvisamente ho visto crollare nuovamente un pezzo di sponda di un canale. E ho sentito parlare di autorizzazione precaria per barche. E ho ricollegato anche un certo sviluppo da Costa Smeralda che ho dovuto subire in questi anni nel nome di una modernità imprenditoriale  nella quale non mi riconoscevo. E ho accettato di cancellare dal nostro sito la triste storia dello sventramento del Parco Nazionale e del tentativo di cancellare un ecosistema abbattendolo sotto gli occhi delle stesse persone preposte alla sua tutela, perche’ poco funzionale alla gioia dei turisti.

Ho visto giorno dopo giorno esaurire la mia forza e le mie sostanze economiche.  Fino ad alcuni giorni fa in cui ho ricevuto una citazione in Tribunale da parte dello stesso avvocato dell’allora Presidente della Provincia di Latina  Armando Cusani, gia’ avvocato dell’allora gestore della darsena abusiva, avvocato del Comune di Sperlonga ( di cui sono stata consigliera in opposizione) e attualmente avvocato di colui che avevo posto a tutela del lago: mio figlio.
Ho rivisto allora lo stesso film, lo stesso tentativo di estromettermi, ho capito che forse il gruppo di potere del 2007 si e’ solo allargato, ha solo pazientato, ha solo atteso, ma il fine e’ rimasto il medesimo: fare un porto. E io sono stanca, sono sola e non voglio piu’ piangere disperata giorno e notte e avere paura di essere spinta da qualcuno in un canale di bonifica.

Mi arrendo privatamente ma pubblicamente metto nelle vostre mani questa storia, che e’ mia ma e’ di tutti per il rilievo del bene da difendere e che, per le caratteristiche che portano ad uccidere un genitore in nome della ricchezza, ha qualcosa della tragedia greca.

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