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Ilva-Taranto. Punto e a capo

 

Caldo maggio a Taranto.  La storia  ricomincia dal primo maggio. Un comitato di cittadini e lavoratori, insieme  ad alcune associazioni, invita Sindaco di Taranto e Presidente  di Regione Puglia al dibattito sul tema lavoro, che a Taranto é  soprattutto Ilva. Il Presidente  Emiliano accetta e si sottopone alle domande.  In un cerchio ermeneutico che produce istanze  su istanze si assiste ad un vero e proprio dibattito  costruttivo.  Sintesi: se non ci sono soluzioni che non inquinino Ilva andrebbe chiusa.

I sindacati  giorni dopo chiedono un tavolo. Sindaco e Presidente  li convocano. Stesso giorno  stessa ora.
Allora la palla  passa prima dal Comune di Taranto e qualche giorno dopo alla Regione.
Ma a Roma al Mise poi so giocano le carte.
Solo che al Mise  il comune é  invitato  , la Regione no.
Ma cosa accade?   I numeri sugli esuberi non convincono.
Una sorta di gioco  al massacro in cui ognuno la spara piu grossa.
Ma i sindacati non legittimano più Calenda, ministro uscente,  nella trattativa. Salta il tavolo Ilva. Salta  la pazienza.
La proposta del Governo uscente sull’occupazione non convince nessuno,  i sindacati, che vogliono garanzie, i cittadini  che non comprendono questa fretta dopo anni di attese puntualmente deluse.
Clima di nervosismo,  scaramucce  e provocazioni tra  leader dei sindacati di base (Usb) e Carlo Calenda, che perde e la pazienza e sospende l’incontro che sembrava concluso già.
La situazione non ha trovato consenso , cosi  il  guaio Ilva  si spalma  sul nuovo governo.
Calenda dichiara :”Il governo ritiene di aver messo in campo ogni possibile azione e strumento per salvaguardare l’occupazione, gli investimenti ambientali e produttivi anche attraverso un enorme ammontare di risorse pubbliche (fino ad oggi il governo ha finanziato Ilva in Amministrazione straordinaria con circa 900 milioni di euro) . Si ricorda che l’offerta di Mittal prevede investimenti per 2,4 miliardi a cui si aggiungono 1,8 miliardi di prezzo che servono anche a rimborsare lo Stato e l’indotto. A questo punto il dossier passa al nuovo governo”.
I sindacati dichiarano altro. Se Marco Bentivogli, leader Fim Cisl, dichiara che “Per una parte del sindacato è stata più una questione politica che sindacale. Ora l’azienda ha mani libere e questo non è un bene per i lavoratori. Calenda è caduto in una trappola”, il  segretario confederale Cisl, Angelo Colombini, invia al ministro un  diverso messaggio :”Non si lascia mai un tavolo, non si risponde alle proviocazioni. Quanto a certi sindacati che sperano nell’intervento dei nuovi, vedremo cosa deciderà di fare il nuovo ministro. Speriamo solo che voglia mantenere la produzione dell’acciaio con questa attenzione all’ambiente”.

La leader Fiom Francesca Re David dice:
“La proposta di Mittal non è cambiata di una virgola, mentre la proposta del governo non dà nessuna garanzia . Anche la newco con Invitalia avrebbe solo significato dare per scontato una esternalizzazione su cui non abbiamo mai dato l’ok. Per quanto ci riguarda siamo pronti a riprendere il negoziato senza vincolipredeterminati”.
Rocco Palombella della Uilm afferma che “È sbagliata la scelta di una società mista con Invitalia, alla luce dell’esperienza di Cornigliano . Se i punti inseriti nel documento non sono negoziabili, per quanto ci riguarda non ci sono le condizioni per un accordo. Chiediamo comunque di continuare liberamente il negoziato, senza vincoli”.
La proposta del governo indicava l’ assunzione di 10 mila dipendenti alla nuova società guidata da Arcelor Mittal a cui poi sarebbe seguita  la costituzione di una società mista Invitalia-Ilva, per  assorbire   1.500 persone  per attività esternalizzate.  2.300 lavoratori  poi sarebbero rimasti in capo alla società in amministrazione straordinaria, con relativi  fondi per incentivi all’esodo e ammortizzatori per 5 anni. Un futuro  abbastanza incerto .
La proposta proponeva questa situazione.
“Per i rimanenti 2.300 lavoratori rimasti nella società Ilva in amministrazione straordinaria, 12 mesi prima del 2023 (a fine piano) saranno le società del gruppo Ilva e i ministeri dello Sviluppo e del Lavoro a “supportare ogni iniziativa per il perseguimento della finalita’ di una stabile occupazione a tutti i dipendenti”.aggior parte delle organizzazioni sindacali e Arcelormittal non erano tali, in tutta evidenza, da poter essere superate con un colpo di mano del ministro e senza nessuna novità particolare.  La firma del contratto di vendita tra Ilva in amministrazione straordinaria e Arcelormittal, segretata sino a pochi giorni fa, ha li  la dignità.
Dalle  pagina Fb di Sergio Bellavita,  perché  sui social ormai continua il botta e risposta su Ilva, si legge:
“Ilva sopravvivera’ a Calenda.
Le stizzite dichiarazioni dell’ormai ex ministro Calenda che accusano USB e Fiom di populismo sindacale per non aver accettato la sua proposta di chiusura dell’accordo per la cessione di Ilva ad Arcelormittal sono pretestuose e testimoniano la sua personale  totale inadeguatezza nel ricoprire un ruolo tanto importante sul piano sociale ed economico. In primo luogo l’aver presentato un testo per l’accordo conferma che il governo non ha svolto nessun ruolo terzo rispetto alle parti coinvolte. Inoltre, mentre Arcelormittal non ha  spostato di una virgola la sua posizione, il governo interviene con ulteriori risorse a sostegno di un piano industriale che prevede circa 5300 esuberi a fronte di una crescita della produzione. Ciò significa esplicitamente prendere le parti dell’azienda. La realtà è che Calenda e il suo ministero hanno gestito sin da primo giorno una vicenda così rilevante sul piano sociale e industriale con una leggerezza ed un pressappochismo inquietante. La stessa scelta di convocare  d’urgenza il tavolo Ilva allo scopo di chiudere in tutta fretta l’accordo prima dell’arrivo del nuovo governo è stato un atto dilettantistico e incomprensibile. Le distanze tra la posizione di netta contrarietà della maggior parte delle organizzazioni sindacali e Arcelormittal non erano tali, in tutta evidenza, da poter essere superate con un colpo di mano del ministro e senza nessuna novità particolare.  La firma del contratto di vendita tra Ilva in amministrazione straordinaria e Arcelormittal, segretata sino a pochi giorni fa, ha li definito impegni e condizioni. Una trattativa reale non c’è mai stata ed al sindacato è stato semplicemente chiesto di aderire ad uno schema predefinito, inviolabile. Il governo gentiloni ha quindi enormi responsabilità nel non aver costruito una soluzione adeguata per Ilva.  Il ricatto del ministro di spegnere i forni senza la firma dell’accordo è l’ultimo patetico atto di un governo, lo ripetiamo, senza più alcuna legittimazione politica e sociale.
Sergio Bellavita USB nazionale.
Francesco Rizzo USB Taranto”

Il Sindaco?
Una posizione di vicinanza piu marcata al ministro, differente  dall’inizio  del suo mandato, quando  nella corrente di Frontedem condivideva  scelte  e possibili  soluzioni con il  Governatore di Puglia.
Il Governatore?
Si registra ancora  una volta la sua vicinanza alla difficile  storia della città  piu’ sfruttata d’Italia.
La città  di Taranto. Che conosce molto bene e per cui lotta da tempo, anche contro il suo stesso partito.
Le sue dichiarazioni  si riassumono in poche parole.
Rispetto  per la vita. Rispetto  per la dignità  di chi vuol portare  il pane a casa con la coscienza pulita.
Taranto, Ilva. Dopo tutti i tavoli apparecchiati. Punto e a capo. Come una lotta impari tra il solito gatto e il topo.

Foto: Vincenzo Aiello

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