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Giovanni Marcora: dalla Resistenza alla sinistra di base 

 
Giovanni “Albertino” Marcora, partigiano, classe 1922, esponente della sinistra democristiana, di quella Base di cui oggi ci sarebbe più che mai bisogno. Marcora da Inveruno, Lombardia profonda, scomparso trentacinque anni fa a soli sessant’anni, mentre la politica degenerava fino a diventare ciò che mai sarebbe dovuta diventare.
Marcora: dalla Resistenza come partigiano bianco alla battaglia per una politica più degna, più giusta, sempre dalla parte degli ultimi e dei deboli, sulla scia di quella profezia laica che fu il Codice di Camaldoli e di quel personalismo cristiano che fu la vera cifra della sua passione e del suo impegno.
Marcora, che più che a una corrente aveva dato vita ad un grande luogo di incontro, ad una palestra di pensiero, in contrasto con il cinismo e i vincoli del potere tipici dei dorotei e nobile nel rivendicare costantemente la dignità di un’azione pubblica di cui comprendeva l’imprescindibilità ma anche, purtroppo, il declino.

Una visione alta, dunque, un pensiero lungimirante e una dignità fuori dal comune nell’affrontare anni tutt’altro che semplici, vivendo con entusiasmo le grandi svolte (ad esempio l’introduzione dell’obiezione di coscienza e del servizio civile in alternativa a quello militare: una delle sue realizzazioni più importanti) e con rammarico le sconfitte ma senza mai arrendersi, senza mai perdere di vista il bene comune, senza mai smettere di inseguire quella prospettiva del noi che lo aveva animato fin da ragazzo.
Marcora, con la brillantezza delle sue analisi, la sua passione per la vita e per il prossimo, la sua eredità dossettiana, il suo senso dello Stato e il suo sentirsi sempre e comunque un uomo delle istituzioni, senza per questo rinunciare a quella maieutica che Dossetti aveva teorizzato e che mirava a far nascere e crescere le proposte, e persino le riforme, nel grambo della società.
La democrazia come sviluppo collettivo, inclusione e aspirazione di riscatto. La democrazia viva, feconda e irrinunciabile. La democrazia come missione di vita e l’impegno per innervarla e darle un’anima e un futuro come senso profondo del nostro stare insieme.
Purtroppo saremmo ipocriti se dicessimo che la sua lezione non è stata dimenticata.

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