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Vittorio (e Paolo) Taviani. L’espressione del miglior cinema

 

La scomparsa di Vittorio Taviani lascia un vuoto enorme nella cultura italiana e internazionale. Insieme al fratello Paolo è stato espressione, infatti, del miglior cinema. Se l’Italia gode di qualche riconoscimento nel villaggio globale è anche per una tradizione di eccellenza nella produzione artistica. E la straordinaria attività di Vittorio Taviani ne è una testimonianza significativa. Cinema ben impiantato in rigorose trame letterarie e fortemente ispirato allo spirito della resistenza antifascista, nonché illuminato da uno straordinario gusto estetico.

“Un uomo da bruciare”, i “Sovversivi”, “San Michele aveva un gallo”, “Allonsanfan”, “Padre padrone” (Palma d’oro a Cannes), “La notte di San Lorenzo”, “Cesare deve morire” (Orso d’oro a Berlino), fino all’ultimo “Una questione privata” e altri titoli ancora segnano un percorso creativo di particolare interesse. Si intrecciano, infatti, la tensione politica e morale con una forte, innovativa capacità di racconto. Nel solco della stagione neorealista pur non eletta a dogma, si coglie la passione per il mezzo tecnico: il cinema acquista una forza espressiva degna del gradino più alto su cui siedono i maestri italiani. Di tradizione marxista e comunista, mai diventata ideologia chiusa, la poetica di Taviani ci parla della storia, dei sentimenti popolari, dei movimenti di massa con la capacità di ibridare la sintesi d’insieme con le vicende delle persone semplici.

Va ricordato, dunque, il fortissimo impegno civile di una figura immancabile negli appuntamenti della lotta culturale nel corso di decenni complessi e tormentati. I riferimenti vanno dalla presenza nell’Associazione degli autori, alle mobilitazioni contro le censure e per la libertà, al coraggio di entrare nel carcere di Rebibbia per costruire con i detenuti diretti da Fabio Cavalli il film capolavoro tratto dal dramma di Shakespeare.

Alla famiglia e al fratello Paolo va la riconoscenza di chi crede nella politica della cultura e nella democrazia. Un esempio da seguire, riprendendo quella tenace voglia di cambiare come messaggio dirompente.

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