Alfie Evans, fra Liverpool e Roma c’è la Corte d’Appello

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Nella giornata di oggi a Londra l’udienza sulla titolarità dei diritti genitoriali e sulla libertà personale: in ballo la possibilità di trasferire il piccolo al Bambin Gesù. Ecco cosa succederebbe a Roma. La sentenza prevista nella mattinata di domani

 

ROMA – Dopo l’udienza di oggi, lunedì 16 aprile, arriverà nella mattinata di domani, martedì 17, la decisione della Corte d’Appello di Londra sull’ultimo ricorso presentato dalla famiglia di Alfie Evans, il bambino di 23 mesi ricoverato all’Alder Hey Hospital di Liverpool e per il quale dopo una lunga battaglia legale è stata decisa, nelle scorse settimane, la rimozione della ventilazione assistita.
I giudici sono chiamati ad esprimersi non più sulla situazione medica di Alfie e su quale sia – a loro giudizio – il suo “best interest” (miglior interesse) ma sulla violazione dell’habeas corpus, quel principio del diritto anglosassone che riguarda l’inviolabilità delle persone e che salvaguarda la libertà individuale rispetto a qualsiasi azione dello Stato. Il ricorso mira cioè ad ottenere che i genitori di Alfie, Tom e Kate, in quanto rappresentanti legali del bambino, possano revocare formalmente ai medici di Liverpool il “Duty of Care” (letteralmente la “responsabilità di cura”, cioè il mandato ad occuparsi del proprio figlio) per trasferirlo in capo ad altri sanitari, nello specifico l’équipe medica scelta dalla famiglia e giunta in Gran Bretagna dalla Polonia con il compito di eli-trasportare il piccolo Alfie all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.
Un’operazione, quella del trasferimento del “Duty of Care”, che i genitori hanno già formalmente messo in campo nella tarda serata di giovedì scorso, 12 aprile, ma che non ha portato all’effettivo trasferimento del bambino in Italia prima per l’intervento della polizia (che ha di fatto bloccato il “blitz” e che la famiglia ha bollato come illegale) e poi per il provvedimento interdittivo emanato durante quella notte dal giudice Hayden, ordine che ha sottratto ai genitori la facoltà di operare pienamente in nome e per conto del figlio, rendendo illegale il suo trasferimento (da qui l’avviso rivolto al padre Tom secondo cui ogni suo ulteriore tentativo di trasferire il piccolo sarebbe stato punito con l’arresto).
I giudici Davis, Moylan e King prenderanno dunque una decisione sulla violazione dell’habeas corpus, la libertà personale di Alfie, e in seconda battuta sulla illegittimità dell’interdizione ai diritti genitoriali per Tom e Kate. Lunedì 16 aprile l’udienza prende il via alle 10,30 mentre martedì 17 – giorno della sentenza – si parte dalle ore 10. Sebbene i presupposti giuridici siano differenti rispetto a quelli passati, le probabilità che la decisione dei giudici sia favorevole agli Evans rimane molto bassa. E questo anche volendo prescindere dal fatto che la giudice King, una dei tre componenti della Corte d’Appello, ha già trattato nei mesi scorsi il caso di Alfie (e l’estate scorsa anche quello, molto simile, di Charlie Gard): in particolare, riguardo ad Alfie, King aveva sottolineato come il trasferimento a Roma (che già allora era stato chiesto dalla famiglia) non avrebbe cambiato niente riguardo la “futilità” dell’esistenza del bambino, e che anzi il viaggio avrebbe potuto causargli ulteriori danni cerebrali.
CHI E’ ALFIE EVANS. E’ un bambino di 23 mesi, nato nel maggio 2016 e ammalatosi qualche mese dopo. I medici non sono stati in grado di effettuare una diagnosi definitiva, anche se è chiaro che Alfie soffre di una condizione degenerativa del cervello – legata ad epilessia – giudicata come “catastrofica e non trattabile”. Da oltre un anno è attaccato ad un respiratore. Di fronte a questa condizione clinica non recuperabile, i sanitari hanno chiesto la sospensione della ventilazione, nella convinzione che fosse “ingiusto e disumano” continuare con un trattamento “inutile”. Di fronte al diniego dei genitori, che chiedevano invece il mantenimento della ventilazione e il trasferimento altrove per ulteriori indagini e trattamenti, è stata intrapresa una disputa legale per identificare quale fosse il “miglior interesse del bambino”. In sequenza, prima l’Alta Corte, poi la Corte d’Appello, e infine, con motivazioni puramente procedurali, la Corte Suprema e la Corte europea dei diritti umani, hanno dato ragione ai sanitari di Liverpool, affermando che il “best interest” del bambino è il distacco del respiratore, in modo che Alfie possa “essere lasciato morire in un modo pacifico e dignitoso”.  “Il cervello di Alfie – ha affermato il giudice – è stato così corrotto dalla malattia che la sua vita è da considerarsi futile” (quindi inutile, vana, superflua).
COSA SUCCEDEREBBE A ROMA – Sottolineando di considerare la vita del proprio figlio non “futile” ma “preziosa”, e dicendosi pronti “in ogni caso” a prendersi cura di lui, i genitori chiedono di agire in modo differente. Con il trasferimento al Bambino Gesù di Roma verrebbe garantita ad Alfie “assistenza gratuita per il resto della sua vita”: la morte non sopraggiungerebbe in pochi minuti o ore, come conseguenza del distacco del ventilatore, ma per il compiersi della malattia. Impossibile dire a priori quando, perché Alfie non è un paziente in imminente pericolo di vita, ma un paziente che, pur nella estrema gravità del caso, vive in una condizione stabilizzata. Per diminuire le sofferenze del bambino, a Roma gli verrebbe praticata la tracheostomia e l’alimentazione sarebbe compiuta tramite Peg. Accorgimenti che la famiglia ha chiesto invano ai sanitari di Liverpool, insieme ad una diminuzione delle elevate dosi di sedativi che il bambino riceve (il disaccordo fra le parti verte da tempo anche sulla qualità della cura prestata). Al Bambino Gesù si svolgerebbero, inoltre, ulteriori approfondimenti per arrivare ad una diagnosi più precisa della malattia, diagnosi che possa risultare utile se non per lo stesso Alfie almeno a scopo di ricerca e studio delle patologie rare.
APPELLO DEL PAPA. Domenica 15 aprile, dopo la recita del Regina Coeli, papa Francesco (il Bambino Gesù di Roma è una struttura della Santa Sede) è – dopo il tweet del 4 aprile scorso – nuovamente intervenuto sul caso, affermando: “Affido alla vostra preghiera le persone, come Vincent Lambert, in Francia, il piccolo Alfie Evans, in Inghilterra, e altre in diversi Paesi, che vivono, a volte da lungo tempo, in stato di grave infermità, assistite medicalmente per i bisogni primari. Sono situazioni delicate, molto dolorose e complesse. Preghiamo perché ogni malato sia sempre rispettato nella sua dignità e curato in modo adatto alla sua condizione, con l’apporto concorde dei familiari, dei medici e degli altri operatori sanitari, con grande rispetto per la vita”. (ska)

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