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La Bonino di destra?

 

Capita ogni tanto che qualcuno si stupisca che Emma Bonino è, per quanto riguarda la politica economica e la giustizia sociale, decisamente di destra o almeno più favorevole alla libertà di mercato che alla sua regolazione da parte dei poteri pubblici. E’ accaduto per i suoi rapporti con Berlusconi e il suo governo, dal quale peraltro è stata segnalata per l’incarico più importante della sua carriera politica, quello di commissario europeo.  Perfino Renzi può essere considerato più a sinistra di lei, anche se  accanto alle sinistre la Bonino si è sempre ritrovata  nella lotta per il divorzio e l’aborto, come oggi nella difesa dello ius soli e del diritto all’immigrazione.

L’individualismo di tipo anglosassone a cui si ispira il liberalismo radicale difende i diritti civili e politici di ogni individuo ma non mette affatto in discussione il liberismo capitalista. Perciò, se Emma si è trovata ieri accanto alla Confindustria nell’invocare per la scuola italiana più preparazione al lavoro e “meno latinisti”, in perfetto accordo con la “buona scuola” di Renzi, sbaglia chi la considera una “voltagabbana” mentre potrebbe esserlo semmai il segretario del Pd, che rivendica un’ispirazione cristiana e dichiara di ispirarsi a La Pira.

Come osserva giustamente lo storico Yuval Noah Harari nella sua “breve storia dell’umanità”,(Sapiens, da animali a dèi, pagina 209) libertà e uguaglianza sono due valori che “si contraddicono a vicenda. L’eguaglianza può essere assicurata solo decurtando le libertà di coloro che stanno meglio. Garantire che ciascun individuo sarà libero di fare quel che desidera vuol dire imbrogliare sull’eguaglianza. Dopo il 1789, l’intera storia politica del mondo può essere vista come una serie di tentativi per risolvere tale contraddizione”. La sinistra è arrivata storicamente col socialismo. Il radicalismo liberale della Bonino si è fermato prima.

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