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Giornate per Ahed. I colori dell’Occupazione militare israeliana

 

Le occupazioni militari non hanno mai avuto una buona reputazione: sono sempre state un atto di grande violenza, e quando le si vogliano giustificare, come nel caso davvero eccezionale dell’occupazione militare della Germania nazista da parte degli alleati occidentali e dell’Unione Sovietica, si deve invocare la necessità, allora, di accertare l’eliminazione completa dei resti delle armate naziste che avevano dato fuoco al mondo intero. O, in alternativa, la volontà di evitare un periodo di feroce abbandono del popolo tedesco alla miseria ed alla fame nella Germania distrutta. Ma nel caso della violenta e feroce occupazione israeliana della terra dei Palestinesi simili argomenti non hanno luogo: il popolo Palestinese non è mai stato un pericolo per alcuno, tanto meno per Israele.

Il potente ed armatissimo Israele, di fatto sostenuto da tutte le Nazioni dell’Occidente a tutti i livelli diplomatici, politici e commerciali: Israele a cui vengono concessi privilegi che nessuno Stato ha mai avuto, e che ha ripagato con l’arrogante richiesta di privilegi sempre maggiori. Tutti pensiamo che tale arroganza vada semmai punita con severe sanzioni da parte degli Stati-Nazione civili, se ancora ne esistono. Per questo ammiriamo l’azione della coraggiosa giovanissima donna, Ahed Tamimi, che si è opposta ai soldati dell’esercito oppressore, li ha affrontati a mani nude, schiaffeggiandoli. Mentre qualche speranza che un residuo di civiltà esista ancora in Israele ci è dato dal fatto che i due soldati, armatissimi, non abbiano reagito (onore per le loro persone), l’arresto di notte di Ahed da parte della polizia israeliana ci dimostra, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che lo Stato di Israele, in tutte le sue Istituzioni, è il più insigne esempio della corruzione etica insita nella struttura stessa dello StatoNazione, che è basato sulla totale sopraffazione della persona umana nelle sue esigenze di libertà, giustizia e fraternità. Israele tra gli Stati è particolarmente colpevole, perché, invocando come giustificazione della propria esistenza una secolare civiltà, è il paradigma oggi dell’oppressione armata di un popolo inerme, di cui ha espropriato la Terra.

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