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GIORNATE PER AHED. Icona della resistenza suo malgrado

 

Nabi Saleh. Un villaggio come tanti nella Palestina occupata, dove il muro costruito da Israele ha rubato migliaia di ettari di terra agli abitanti, che non possono più coltivarla e trarne di che vivere. Così come l’acqua,le cui sorgenti vengono chiuse ai palestinesi dai coloni, con l’aiuto dell’esercito, per portarla ai loro insediamenti super accessoriati, spesso sfrontatamente con piscine. È’ qui che vive la famiglia di Ahed Tamimi.  L’abbiamo vista persino nei nostri telegiornali: arrestata a 16 anni in piena notte con l’accusa di aggressione e istigazione alla rivolta.  Sì, l’abbiamo vista in prima fila nelle immagini delle manifestazioni che gli abitanti sono costretti a fare ogni venerdì contro un’occupazione militare che vorrebbe togliere tutto ai palestinesi, spesso anche la vita, pur di annettersi tutta la Palestina ed espandere lo Stato ebraico di Israele.

Ebraico perché fondato sulla religione ebraica, e chi non è ebreo ahimè non ha gli stessi diritti, cristiano o musulmano che sia. Ma Ahed è tenace e non si arrende facilmente; la sua, come per tutti gli abitanti dei villaggi e città nei Territori Occupati è una resistenza non violenta. Non ha niente da perdere Ahed, le hanno già ammazzato uno zio e un cugino e ferito quasi a morte il fratello più piccolo. Usano lacrimogeni e pallottole di gomma i soldati e quando vogliono, sparano alle spalle o a distanza ravvicinata e se non uccidono, ferisco- no, mutilano.

Ahed ora è in un carcere israeliano e in questi giorni sarà giudicata da un Tribunale per  a-dulti. È ancora una bambina ma non lo sa, la sua vita e la sua lotta sono quelle di un adulto. I tribunali israeliani considerano  maggiorenni i palestinesi già dai 16 anni. Non è uno scherzo, è solo un paradosso.  La madre e la cugina sono andate a trovarla e sono state arrestate anche loro per l’occasione.

Ahed è diventata un’icona della resistenza suo malgrado, per aver insultato e mostrato il pugno ai soldati che volevano entrare a casa sua e poter sparare dal terrazzo.  Il governo israeliano è molto arrabbiato con lei e i ministri della Difesa e dell’Educazione le vorrebbero dare una bella lezione:uno dice la prigione a vita, l’altro cose che si fanno solo al buio nelle carceri e che si ricordano a vita… Ora è sola in attesa di giudizio, e non potrà neanche parlare con gli altri bambini in carcere: ben 170 da dicembre. I rapporti di alcune associazioni per i diritti umani hanno documentato molteplici casi di sevizie e torture negli ultimi 16 anni sui bambini, e in media ne vengono uccisi 11 al mese. E’ la democrazia bellezza! …l’unica in Medio Oriente!

Valeria Belli della Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese

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