Lotta alla povertà. Solo modificando le politiche neoliberiste si potranno ottenere risultati

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Leggendo i resoconti di stampa sul dibattito all’Ars, sulle dichiarazioni programmatiche del Governo sembra scomparso il tema della povertà assoluta che affligge duramente la Sicilia. Né il Governo né gli interventi dei vari gruppi hanno sollevato il problema che nella realtà continua ad esistere. Eppure il “Comitato No Povertà” aveva sollevato nel giorno dell’insediamento dell’Ars la necessità di discutere il ddl di iniziativa popolare contro la povertà. Sinora solo un deputato, Claudio Fava, ha ripresentato quel ddl, altri hanno promesso di farlo, speriamo al più presto.

La povertà e le disuguaglianze sono un’urgenza che la crescita registrata, ad oggi, non ha ancora scalfito. Affrontare il tema significa definire politiche sociali ed economiche con investimenti mirati a sostenere le famiglie più povere ed aiutarle a inserirsi nel mondo produttivo. Ma il lavoro crescerà non invocandolo alla vigilia delle elezioni, ma creandolo con investimenti concreti.

Dai dati pubblicati in questi giorni viene fuori che l’incremento di occupazione rilevato riguarda lavoro in larga parte precario e a tempo determinato. Dicono gli esperti che solo modificando le politiche neoliberiste seguite dai governi di centrodestra e di centrosinistra si potranno invertire questi risultati. Ma sinora non appare chiara una scelta in tal senso.

Solo innovazione, ricerca, infrastrutture e politiche salariali soddisfacenti potranno far crescere il paese. Invece, la politica salariale mortificante, per reggere la competizione a livello globale, ci ha portato a concorrere con i paesi in via di sviluppo e non con quelli maggiormente capaci di innovare il sistema produttivo.

Il PIL cresce e indica che il paese sta uscendo dalla recessione, ma la debolezza strutturale del sistema duale Italia e la precarietà del lavoro rimangono drammaticamente immutate. Gli investimenti pubblici e privati sono stati mirati in altra direzione, in nome dell’austerità imposta dall’Ue e dalle autorità monetarie internazionali, hanno depresso le condizioni di vita di grandi strati sociali. Il risultato è l’attuale predominio delle multinazionali e l’arricchimento della fascia più ricca. Tutto ciò sul piano sociale e politico ha generato rabbia sociale, sovranismo, populismo, sentimenti dei quali si sta alimentando la destra sociale e politica. Ovviamente questi argomenti non sembrano toccare l’Ars, il centrodestra, il centrosinistra siciliano. Quest’ultimo ancora deve riflettere sul fallimento del suo governo e sulla pesante sconfitta elettorale subita. Nel frattempo la nuova destra neofascista si manifesta, la percezione della mafia, come il Centro Pio La Torre documenta da oltre un decennio con l’indagine tra gli studenti italiani delle scuole medie superiori, ora è confermata autorevolmente anche dalla simile indagine di Demos: la mafia si è estesa a tutto il paese e meno della metà degli intervistati sostiene che la mafia sia più debole rispetto a prima.

Povertà, mafia, disuguaglianze, nuova attrattiva della destra neofascista, non dovrebbero costringere tutte le forze democratiche a ripensare le proprie politiche, cominciando dal centrosinistra e dalla sinistra?


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