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Fiducia, giornali, capitale sociale e altri accidenti

 

Come possono le testate giornalistiche ricostruire la fiducia con i propri lettori?

Dato che, senza fiducia tra “chi scrive” e “chi legge”, l’ecosistema informativo non sta in piedi, quella della fiducia è questione cruciale per il futuro del giornalismo e dell’editoria; e, considerato il ruolo sociale del giornalismo ,  proviamo a ragionarci su anche per provare a migliorare le prospettive per il futuro del nostro Paese 

Io credo che una delle più importanti cause di fallimento di numerosi tentativi di salvataggio delle testate giornalistiche sia il loro guardare più agli interessi dell’Editore (che, mediamente, del ruolo sociale del giornalismo, vuole servirsi esclusivamente per “far soldi”) che agli interessi del lettore, il loro essere una questione più finanziaria che sociale (un esempio su tutti, un po’ datato, forse, ma molto immediato dal mio punto di vista: la notizia della fusione tra Itedi e Gruppo Espresso è stata data sui siti de la Stampa  e di Repubblica nelle rispettive sezioni economiche).

Cominciamo quindi con l’invertire le priorità: c’è da salvare una Nazione, non l’industria Editoriale (quest’ultima si può salvare. Ma solo di riflesso).

Considerando che il Capitale Sociale  è una buona misura della fiducia, nel tentare altre vie per uscire dalla crisi, la questione posta all’inizio diventa: come si può incrementare il Capitale Sociale delle relazioni tra giornalisti e lettori?

È inutile dire che un conto è mirare alla massimizzazione dei profitti dell’Impresa Editoriale, un conto è puntare alla massimizzazione del Capitale Sociale.

Io propongo di percorrere la seconda strada.

La teoria (o almeno una delle tante formulate in materia) prevede che il Capitale Sociale aumenti quando si stringono relazioni tra persone appartenenti a gruppi eterogenei. La soluzione per stimolare la crescita di Capitale Sociale sta perciò nel favorire tale eterogeneità incrementando le dimensioni e… Continua su lsdi

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