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“Perdiamo” tre metri quadri al secondo. Il Rapporto sul consumo del suolo

 
di Cristina Zanazzo

Il consumo del suolo nel nostro paese è costante e inesorabile, procede ad un ritmo di tre metri quadri al secondo. Nel 2050 le previsioni mostrano una vera trasformazione del territorio italiano, con una perdita che potrà raggiungere gli otto metri quadri al secondo. I dati preoccupanti provengono dal Rapporto sul consumo di suolo di Ispra e del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (Snpa).

Pur con una velocità ridotta si continuano a perdere aree naturali e agricole al posto delle quali appaiono asfalto e cemento, edifici e fabbricati, strade e altre infrastrutture, insediamenti commerciali anche attraverso l’espansione di aree urbane, spesso a bassa densità.

A livello nazionale, il consumo di suolo è passato dal 2,7% stimato per gli anni ’50 al 7,6% del 2016, con un incremento del 4,9%; in valori assoluti, il consumo di suolo ha intaccato ormai 23.039 chilometri quadrati del nostro territorio. A livello regionale i valori superano il 5% di consumo di suolo, i più elevati appartengono alla Lombardia e al Veneto (oltre il 12%) e alla Campania (10%). La Valle d’Aosta è l’unica regione sotto la soglia del 3%.

Il consumo di suolo avviene anche all’interno di aree classificate a pericolosità da frana (circa l’11,8% del totale del suolo artificiale); nelle aree a pericolosità idraulica (l’11,2% della superficie artificiale totale). Il suolo nelle aree a pericolosità sismica alta e molto alta supera il 7%.

Questa scellerata tendenza ha un impatto su un insieme di servizi ecosistemici che sono fondamentali per il benessere, dalla produzione agricola alla regolazione del clima, dalla protezione dall’erosione all’infiltrazione dell’acqua e al miglioramento della qualità dell’aria e delle acque. La perdita di questi servizi si traduce in un vero e proprio “debito ecologico”, che crescendo ogni anno genera un costo economico che viene stimato tra i 630 e i 910 milioni di euro l’anno, tenendo in considerazione i cambiamenti nelle aree urbane dal 2012 al 2016.

La situazione in futuro deve assolutamente migliorare, gli impegni ci sono. Il Programma di Azione Ambientale dell’Ue, approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio, impone agli stati membri di azzerare l’incremento del consumo di suolo entro il 2050. Inoltre l’Italia ha sottoscritto gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile che impongono di raggiungere entro il 2030 la sostenibilità dell’attuale modello di sviluppo urbano e degli strumenti di pianificazione e di azzerare l’incremento della percentuale di territorio soggetta ai diversi fenomeni di degrado del suolo.

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