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Per unire la sinistra c’è bisogno di far vincere la destra?

 
C’è chi inizia a pensare che solo lo shock di B nuovamente al governo possa defibrillare il PD dalle devastanti contrazioni renziane. Ma anche chi ritiene una nuova stagione berlusconiana l’inizio della fine, con la presa del potere della criminalità e dei corrotti. E il dilagare non solo degli Spada, ma anche di bastoni, coppe e denari.
Si può evitare questo scenario? Sì, bloccando con un’alleanza alla tedesca sinistre e PD di Renzi, su un programma corto, chiaro e blindato.
Certo, c’è un rospo grosso così da ingoiare. Per tutti. Ma il sacrificio avrebbe un senso se si ripristinasse l’articolo 18, si assumessero i giovani per integrare gli organici responsabili della qualità dei servizi pubblici, si lottasse contro l’evasione fiscale e si perseguisse la progressività delle imposizioni tributarie, spostandone il peso da lavoratori e pensionati, ai ricchi.
Renzi non farà mai un patto del genere, dicono i più smaliziati. Anzi, rilanciano, lo farà, ma non lo rispetterà. Forse hanno ragione, ma siamo costretti a provarci. A costo di far cadere il governo dopo pochi mesi, al primo inadempimento. Siamo tornati alla prima “teoria di Pisapia”? No, lui non poneva vincoli stringenti di programma, ma un’alleanza “di numeri”. Qui invece c’è da chiudersi in una stanza per una settimana, finché non si esce con un programma condiviso, tra diversi. E una parola d’ordine: “prima gli ultimi”.
O sarà l’orgia del mafio-fascismo.

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