Sei qui:  / Blog / Scoppia il boom del precariato. Ecco il nuovo “miracolo” italiano

Scoppia il boom del precariato. Ecco il nuovo “miracolo” italiano

 

Più della metà dei nuovi assunti a tempo determinato. Senza art. 18 crescono i licenziamenti disciplinari

Di Alessandro Cardulli

Resta sempre più difficile bluffare sull’occupazione. Solo Renzi Matteo fa risalire al suo governo il nuovo miracolo economico. Gentiloni, premettendo che tutto si deve al suo predecessore, illumina il suo viso, sempre mesto, quando annuncia l’aumento dei posti di lavoro. Poletti, il ministro del Lavoro, per dovere d’ufficio annuncia milionate di nuovi occupati. Padoan, il ministro dell’Economia che deve trattare con la Commissione Ue, trilla che “la crescita è forte, siamo fuori dalla crisi”. Hanno il coraggio di raccontare una realtà che non esiste perché il mercato del lavoro non brilla, anzi. Dimenticavamo il ministro Calenda, quello dello Sviluppo, leggi Industria 4.0 che continua ad annunciare investimenti e piani per il futuro: ne ha annunciato uno da venti miliardi. Dove, come, quando, non si dice. Insieme a questo gruppetto di ministri gli scriba prendono l’imbeccata dagli uomini  e donne di governo, che pendono dalle labbra dei portavoce renziani. Dimenticavamo Istat, l’istituto di statistica che, mischiando numeri su numeri offre il destro ad ogni interpretazione. Ma il giochino è sempre più difficile. Intanto ci sono agenzie, enti, che operano a livello mondiale, i quali esprimono valutazioni diverse da quelle che forniscono i “governativi”. E anche in Italia sta diventando impossibile continuare a mischiare le carte perché hanno tutte lo stesso segno.

Il fallimento del jobs act e della decontribuzione che il governo ripropone

Dopo l’orgia di numeri che Istat ha diffuso a partire dal primo giorno di questo anno dove tutto andava bene, milioni di posti venivano creati grazie al jobs act, certo alla fine non si poteva nascondere che il lavoro precario sta avanzando con percentuali sempre più preoccupanti. Per dare un esempio, nei mesi estivi c’è stato un balzo in avanti, i “lavoretti stagionali” fanno sentire il loro peso. Basta far finta di niente e la statistica farlocca ti fa sapere che tutto va bene. Ma il gioco è troppo scoperto. Non si rinuncia a usare toni ottimistici. Lo fa per esempio l’Osservatorio Inps sul precariato che dà modo agli scriba governativi di scrivere che gli “ultimi dati fotografano un mercato del lavoro nel complesso in miglioramento”. In realtà a leggere bene la nota Inps il “miglioramento” riguarderebbe il futuro, stando a quanto previsto dalla legge di Bilancio. Si parla infatti di 980 mila posti di lavoro di nuovi assunti dal 2018 al 2020 grazie agli sgravi fiscali. Padoan e Poletti, non contenti del fallimento del jobs act, ci riprovano con una nuova decontribuzione. Non si creano così posti di lavoro stabili. Ci vogliono investimenti nei settori strategici. Perché quando le esportazioni tirano gli imprenditori assumono comunque. Certo meglio se c’è la decontribuzione. Tutti soldi che rimangono in cassa, non vengono investiti. Quando termina la decontribuzione o viene a scemare, si può sempre mandare a casa, magari in cassa integrazione. Ecco come si crea il “boom” del precariato, cui stiamo sempre più assistendo. Perfino gli imprenditori che sempre più affollano il mercato italiano, acquistando imprese a buon mercato, leggi Mittal, il miliardario indiano, hanno imparato bene la lezione: vogliono riassumere i lavoratori dell’Ilva azzerando il contratto, indennità, inquadramenti, diritti. Il paese della cuccagna insomma appetibile  dal primo miliardario che passa.

Torniamo così all’Osservatorio Inps che nei primi otto mesi dell’anno registra “un saldo tra assunzioni e cessazioni positivo per 944 mila unità”. Quel milione di cui parlano Renzi, Gentiloni, Poletti, Padoan che danno modo ai media e alla tv, la Rai in primo luogo, di sparare titoli entusiastici. Analizzando il dato, la differenza tra assunzioni e licenziamenti è ancora positiva per 565mila persone. Ma pensa un po’ quanto sono bravi chi governa e i padroni del vapore. A questo punto se smetti di leggere i numeri Inps puoi andare a letto contento di vivere in un paese dove trovare un posto di lavoro non è più un problema. Qualche riga più avanti scopri il trucco: la differenza positiva è data quasi tutta dai contratti a tempo determinato, ben 449 mila sul totale.

Aumenta l’apprendistato, diminuiscono i contratti stabili

Da questo momento l’Osservatorio Inps racconta la realtà. Parla di una “accelerazione del turnover dei posti di lavoro”, dato dal fatto che sono cresciute sia le assunzioni (+19,2%) rispetto all’anno scorso che – ma in misura minore – anche le cessazioni (+15,9% rispetto all’anno precedente).  L’Osservatorio a questo punto ti rimanda alle tabelle: nel periodo tra gennaio e agosto il saldo netto tra nuovi contratti (assunzioni e trasformazioni) e licenziamenti è infatti negativo di 483mila unità. Era invece positivo per oltre 430mila contratti nel 2015 ed era sceso a 28mila l’anno scorso. Se nel complesso le assunzioni sono salite a quasi 4,6 milioni, si deve piuttosto ai contratti a tempo determinato (+26,3%) e all’apprendistato (+25,9%). Nei primi otto mesi di quest’anno, solamente 24 contratti aperti su cento sono risultati stabili; quando gli sgravi erano nel pieno della loro efficacia erano più di 38. Si parla del boom dei contratti di somministrazione (+19,2%), quelli in cui il tuo datore di lavoro non è un’azienda, una persona fisica, un professionista, ma una agenzia. Vanno di moda ancor più dei contratti di lavoro a chiamata che, sempre nei primi otto mesi dell’anno sono arrivati a quota 278mila, più che raddoppiando (+129,5%) il dato del 2016. Perché questo boom? Elementare, queste forme di non contratto hanno preso il posto dei voucher per il periodo in cui sono stati eliminati. Infine l’Inps scopre l’acqua calda per quanto riguarda le cessazioni del rapporto di lavoro, i licenziamenti per dirla in soldoni. La crescita generale è dovuta principalmente ai rapporti a termine (+23,9%) mentre quelle di contratti stabili sono in linea con l’anno scorso. Salgono quelli per motivi disciplinari (+3,2%): in particolare sono aumentati i licenziamenti disciplinari nelle aziende con oltre 15 dipendenti, quelle interessate dal superamento dell’articolo 18 (+17,19%). Ecco, questo è il nuovo miracolo italiano. Una bufala e niente più.

Da jobsnews

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati con (*).

*