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“Picasso. Tra cubismo e classicismo”

 

Era il 1917, tragicamente segnato dalla guerra, quando Jean Cocteau convinse Picasso a scendere a Roma per realizzare un sipario per i famosi balletti russi, patrocinati da quel genio imprenditoriale che era Sergej Djaghilev . Naturalmente in questo contesto non poteva mancare il sottofondo musicale di Eric Satie. E’ questa l’origine di Parade, l’immenso sipario di 10.50 x 16.40 metri   che, a distanza di un secolo,  ritorna a Roma quale pezzo forte della mostra “Picasso. Tra cubismo e Classicismo”, mostra a cura di Olivier Berggruen e Anunciata von Liechtenstein, in corso fino al 21 gennaio 2018 alle Scuderie del Quirinale. Ma il sipario era troppo grande per starci è così è decentrato alla Galleria d’ Arte Antica Barberini.

Parade è una gioiosa invenzione dove domina il   cavallo bianco alato, sormontato da una cavallerizza alata; con un gruppo di maschere che suonano in costume e un’allegra brigata intenta a pasteggiare. Il tutto inquadrato tra due drappi di intenso colore rosso. Sullo sfondo un rudere antico (è in questa occasione che Picasso scopre l’archeologia)   e una montagna azzurrina.

Il soggiorno a Roma fu determinante per l’evolversi dell’arte di Picasso che cercava nuova ispirazione per superare la fase cubista, ancora in parte presente in mostra, e a cui si deve la sua iniziale fama. La trova nei colori caldi del Mediterraneo vedi le “Due donne che corrono sulla spiaggia ”(1922),  eccitate da una vitalissima corsa; la coglie nello statuaria e sensuale iconografia delle donne meridionali come la “Donna seduta in camicia bianca” (1923 ), regale  nella posa, sicura nello sguardo  diretto allo spettatore. In più saltimbanchi e arlecchini   ricevono nuova linfa nel contesto del Sud, non solo Roma, anche Napoli.

Il soggiorno romano segna anche una svolta nella sua esistenza. Picasso conosce e successivamente sposa Olga, una ballerina rossa, al seguito di Diaghilev. Il suo ritratto, seduta su una poltrona, e quello del figlio Paolo vestito da Arlecchino ne sono la pittorica rappresentazione. Questa rassegna dà conto testimonia una fase di transizione dell’artista,  grazie al centinaio di opere tra dipinti, guaches e disegni. Con anche una parte documentarie sempre alle Scuderie.

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