Sei qui:  / Opinioni / Da Andreotti a Verdini, passando per Renzi

Da Andreotti a Verdini, passando per Renzi

 

Altro che l’eloquenza genericamente ansiosa di Ezio Mauro. A indicare con maggior precisione “il modo nuovo in cui una moderna sinistra deve agire” giustamente auspicato dall’ex direttore della Repubblica, ci ha pensato un sostituto procuratore di Pistoia, Fabio De Vizio, indicato oggi sullo stesso quotidiano da Sergio Rizzo  come uno “fra i massimi esperti di evasione e riciclaggio”. In 15 anni, grazie ai tre scudi fiscali dei governi Berlusconi e alla “collaborazione volontaria” del governo Renzi “sono stati regolarizzati, cioè ripuliti, 245 miliardi e mezzo di euro: 141 nella sola Svizzera. A un costo, ecco lo scandalo ancora più grande, assolutamente ridicolo per chi li aveva illecitamente esportati”. Appena 11,7 miliardi, il 4,7per cento “un’aliquota ampiamente inferiore a quella sopportata dai contribuenti fedeli per imposte sui redditi Irpef,Irap e Iva negli stessi periodi in cui gli altri hanno inteso evaderle, investendole all’estero con rendimenti sicuramente idonei a far fronte all’esigua imposta richiesta per chiudere la partita col fisco”.

Ma contrastare con serietà l’esportazione illecita dei capitali, commenta Sergio Rizzo, è proprio quello che lo Stato italiano non ha mai fatto. L’Anagrafe tributaria “costata 10 milioni e  che pure formalmente sarebbe operativa dal 2009, non è stata mai utilizzata. Con il risultato che non esiste una mappatura dei contribuenti a rischio: intuitivamente, anche i più predisposti a trasferire soldi nei paradisi fiscali”. E le verifiche alle frontiere? Nel 2016 sono state scoperte 4804 violazioni, 1500 in più rispetto al 2010. I sequestri però “sono andati appena oltre i 5 milioni di euro, contro i 91 del 2010”. Insomma, conclude Rizzo, “nessun altro Paese ha consentito ai contribuenti infedeli di sanare in un modo così sfacciato situazioni tanto scandalose, regalando anche l’immunità sostanziale per reati spaventosi come il riciclaggio di denaro sporco”. E mentre il ministro Padoan è costretto a intervenire ogni sera per lamentare la povertà di risorse disponibili per i servizi essenziali, oltre 200 miliardi di euro vengono sottratti ogni anno all’erario.

Emanuele Macaluso, intervistato ieri sullo stesso quotidiano, accusa di personalismo gli scissionisti dicendo che l’obiettivo della sinistra “dovrebbe essere quello di sconfiggere l’avversario”, oggi rappresentato dalle destre e dai 5 stelle. A dover essere sconfitto non è l’avversario, ma la sua politica, ciò che il PD di Renzi non ha finora neppure provato a fare in modo convincente. Al punto che per non rinunciare al vecchio sogno centrista di gestire stabilmente il potere amministrando la politica andreottiana dei “due forni” è disponibile a tornare indietro anche sulla battaglie per i diritti civili. Se lo jus soli passerà in questa legislatura, come è auspicabile e possibile che avvenga, non sarà per la determinazione di Renzi nè per l’apprezzabile sciopero della fame  a staffetta di una parte dei suoi. Ma perché l’ amico Verdini, altrettanto pragmaticamente che Alfano, il quale non se la sente di rompere definitivamente con Berlusconi, penserà che Parigi val bene una messa e un approdo nella stanza dei bottoni, in compagnia di un governo che continuerà a non affrontare seriamente l’evasione fiscale, varrà per lui e tanti altri evasori come lui il pedaggio di un voto di fiducia.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE