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“Politiche per la famiglia, è arrivata l’ora di interventi strutturali”

 

A breve l’apertura a Roma della Terza Conferenza nazionale sulla famiglia: fra analisi dell’esistente e ricette per il futuro, parola al Capo Dipartimento Ermenegilda Siniscalchi. Le esigenze di bilancio, l’ingresso nell’agenda governativa, la necessità di dare risposte: “La famiglia ha bisogno di sentirsi nuovamente coccolata dalle Istituzioni”

 

ROMA – Sentirsi “nuovamente coccolata dalle Istituzioni”, essere “supportata nelle proprie scelte”, vivere al centro dell’attenzione pubblica: è quello di cui la famiglia, il nucleo fondante e originario della nostra società, avrebbe bisogno e che oggi è invece lontano dall’essere pienamente percepito. Ai vecchi e irrisolti problemi se ne aggiungono di nuovi, nati dal mutare delle condizioni sociali, e le risposte che finora il sistema Italia è riuscito a dare, in termini di politiche familiari, sono insufficienti. C’è bisogno di un cambio di passo, di mettere in campo interventi strutturali che affrontino i problemi e diano risposte e soluzioni al vivere quotidiano delle famiglie italiane. Di tutte le famiglie, non solamente di quelle che si trovano in grave condizione di deprivazione e per le quali – con i recenti interventi approvati contro la povertà – si inizia a intravvedere un aiuto. Conciliazione fra lavoro e vita familiare, politiche fiscali di sostegno, politiche territoriali di welfare, crisi demografica, ruolo educativo: questi alcuni dei temi che saranno approfonditi a Roma il 28 e 29 settembre nel corso della Terza Conferenza nazionale sulla famiglia, organizzata dal Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio. Due giorni attesi da tempo (l’edizione precedente è vecchia di sette anni, Milano 2010) nel corso dei quali grande spazio è riservato a studi e approfondimenti tematici, e a cui parteciperanno con degli interventi (qui il programma) anche il premier Gentiloni e i ministri Padoan, Fedeli e Boschi. Ne abbiamo parlato con il Capo del Dipartimento per le politiche della famiglia, Ermenegilda Siniscalchi.

Cosa dobbiamo aspettarci da questa Terza Conferenza nazionale?

E’ un evento al quale si è lavorato molto, che non è stato costruito come un evento celebrativo ma con un percorso a monte di studio, di approfondimento e di confronto con diversi attori che intervengono nella costruzione delle politiche familiari e che sono stati rappresentati all’interno dell’Osservatorio nazionale famiglia: i sindacati, Confindustria, l’associazionismo familiare, le regioni… L’Osservatorio ha compiuto questo lavoro individuando e approfondendo temi specifici che rappresentano gli aspetti più centrali in materia di politiche familiari e che costituiscono i vari gruppi di lavoro tematici che troveremo anche alla Conferenza Nazionale. Partendo dai dati e dall’analisi dei fenomeni e delle loro cause e conseguenze, si è soprattutto cercato di trovare delle soluzioni pratiche per rispondere ai nuovi bisogni che vengono dalla società di oggi. Questo è a mio parere un aspetto fondamentale: trovare risposte, dare risposte. E’ questo che ci aspettiamo ancora dal dibattito che avverrà nei vari gruppi di approfondimento. In generale l’indicazione espressa in maniera unanime è quella di realizzare finalmente delle politiche strutturali.

Crede che in Italia, storicamente e negli ultimi anni, l’importanza del ruolo della famiglia sia stata sottovalutata?

Facendo un confronto con l’estero dobbiamo ammettere che in alcuni altri paesi europei troviamo oggi politiche familiari molto più incisive e più attente alle esigenze dei singoli di quanto non siano quelle italiane. La questione fondamentale è che i diversi interventi che troviamo negli altri paesi mostrano come le politiche familiari non sono altro che un puzzle formato da tanti piccoli pezzi, per arrivare alla composizione di un’unica figura. In Italia questo è mancato, nel senso che spesso è stato rimesso in discussione quello che era stato fatto in precedenza, con la mancanza di uno sguardo unitario. Probabilmente c’è anche stata poca attenzione, e certamente la crisi economica ha giocato un ruolo in questo fatto, visto che l’attenzione del governo è stata riservata maggiormente ai nuclei familiari più vulnerabili. Quello che vogliamo affermare stavolta è che tutti i nuclei familiari presentano comunque delle difficoltà e hanno bisogno di un’attenzione particolare da parte dell’intera collettività.

Le politiche si scontrano non solo con ostacoli culturali ma anche con quelli economici. La Conferenza cade alla vigilia della discussione sulla legge di stabilità, ma forse non è il caso di aspettarsi grandi cose…

Credo che la cosa fondamentale sia quella di iniziare a ragionare con politiche a lungo termine. E’ ovvio che se ci fosse una maggiore attenzione anche nella prossima legge di stabilita immagino che lo stesso mondo dell’associazionismo non potrebbe che esserne contento, ma mi rendo conto che sia per tempi sia per il contesto questo può essere difficile. Ma iniziare a porre l’attenzione dell’intera società nei confronti di questo tema rappresenta comunque un gradino importante.

Per anni si è parlato di “quoziente familiare”, da tempo una delle proposte in campo è quella del cosiddetto “Fattore Famiglia”. Pur essendo un tema caldo, quello fiscale è sempre stato affrontato in modo parziale, anche per le note esigenze di bilancio. Cambierà qualcosa?

La cosa fondamentale è arrivare ad una maggiore attenzione al nucleo familiare nel suo complesso. Come questo obiettivo, anche dal punto di vista fiscale, possa essere raggiunto e realizzato dipende sia dalle prospettive in termini di copertura finanziaria sia dalla fattibilità rispetto al nostro contesto. Ed occorre tenere conto anche delle altre misure, come quelle sulla povertà poste in essere recentemente dal governo. In definitiva, si tratta di rivedere l’impostazione complessiva: per questo un’attenzione ai servizi territoriali posti a favore dei nuclei familiari sarebbe già una grande conquista. Quanto poi, nel concreto delle politiche fiscali, ad arrivare al “Fattore Famiglia”, questo dipende dalla volontà politica e non solo da quella economica.

La presenza del premier e di molti ministri alla Conferenza punta a rendere centrale l’appuntamento del 28-29 settembre: è un’illusione o i temi delle politiche familiari sapranno farsi spazio davvero nel dibattito pubblico, anche in vista della campagna elettorale?

Credo che una prima conquista sia quella di avere le politiche familiari nell’agenda governativa: è vero che rispetto alle Conferenze precedenti sono passati molti anni e che quella di quest’anno sarà una Conferenza molto più semplice (come tempi e come risorse impiegate) di quelle che l’hanno preceduta, però questa volta siamo andati molto sui contenuti e possiamo ritenerci soddisfatti del lavoro svolto. Credo che nel nostro paese ci sia l’esigenza di prestare maggiore attenzione alle famiglie: la famiglia ha bisogno di sentirsi in qualche modo nuovamente coccolata dalle Istituzioni, e ha bisogno di sentirsi supportata anche nelle proprie scelte. C’è questo bisogno e questo è un tema che può e deve avere un peso anche in campagna elettorale. (ska)

Da redattoresociale

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