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Nino Manfredi e un servizio pubblico di qualità

 

Sarebbe piaciuto molto a quel comunista ateo di Saturnino Manfredi, “in arte Nino”, lo splendido sceneggiato andato in onda ieri sera su Raiuno, con un superlativo Elio Germano, una bravissima Miriam Leone e caratteristi di grande spessore come Paola Minaccioni.
Gli sarebbe piaciuta la scanzonata allegria con cui Germano lo ha ritratto da giovane, fra i problemi di salute che fecero tribolare i suoi genitori e i contrasti con il padre che lo avrebbe voluto avvocato, le difficoltà incontrate ad inizio carriera e poi la straordinaria affermazione che lo ha trasformato in una delle icone del cinema e del varietà italiano.
E poi l’amata moglie Erminia e quella semplicità tutta ciociara che non lo ha mai abbandonato, nemmeno quando era ormai diventato un personaggio ricco e famoso, scelto per ruoli impegnativi come quelli che lo portarono ad interpretare parti significative negli affreschi della Roma papalina, ovviamente mettendone in evidenza le ipocrisie, la grettezza e le chiusure inaccettabili che ostacolavano il processo democratico e di unificazione del Paese.
Gli sarebbe piaciuta, al Nino nazionale, la gentilezza dei toni e dei modi di quello che può essere considerato, a tutti gli effetti, il suo erede; avrebbe apprezzato la ricostruzione dell’Italia disperata degli anni di guerra e dell’immediato dopoguerra; si sarebbe divertito e commosso al tempo stesso riascoltando quel dialetto caratteristico che, in fondo, è sempre stata la sua cifra artistica, anche quando ormai era un attore di fama internazionale, stimato e apprezzato in ogni angolo del mondo, e avrebbe infine pianto nel rivedersi giovane durante un’edizione di “Canzonissima”, sotto gli occhi di suo padre che, finalmente, ne aveva compreso il talento e lo ammirava.
Una fiction ben scritta e ben interpretata, gustosa, sana, positiva, ricca di valori condivisibili e in grado di svolgere quell’azione pedagogica che sempre dovrebbe compiere la RAI. Un servizio pubblico di qualità, almeno per una sera.

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