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Nella lotta alle mafie la scuola sia esempio di legalità

 

Parto da ciò che mi ripeteva continuamente Antonino Caponnetto: “L’acerrimo nemico della mafia è la scuola”. I giovani, dunque, saranno i futuri portatori dei valori e della cultura della legalità. Saranno la più preziosa testimonianza, di ciò che abbiamo loro insegnato. Dobbiamo, di conseguenza, lottare perché la consapevolezza del fenomeno mafioso si diffonda sempre di più nel nostro Paese, affinché la lotta contro le mafie sia uno sforzo comune e non solo individuale. La scuola, in questo contesto, dovrebbe essere l’emblema dell’efficienza dello Stato, sia in termini di esempio, sia di ricerca e di progresso. La realtà purtroppo smentisce questa necessità. In Italia, nove scuole su dieci non sono antisismiche. Il 75 per cento degli edifici sono fuorilegge giacché non ottemperano alle normative antincendio e/o a quelle sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Il Censis ci dice che oltre duemilasettecento scuole italiane si trovano in zone a elevato rischio di terremoti, ma non sono state progettate o adeguate alle più recenti norme antisismiche (neanche in regola con i decreti del 2008).

Neppure il terremoto in Molise del 2002, in cui persero la vita, una maestra e ventisette bambini, proprio nel crollo di una scuola elementare, pare essere stato sufficiente per far diventare una priorità, la sicurezza degli edifici scolastici. A questo scenario aggiungiamo che i fenomeni mafiosi, tranne alcune sporadiche eccezioni, sono poco conosciuti alle nuove generazioni che vedono le mafie come realtà lontane dal loro mondo di cui, talvolta, sentono solo parlare in televisione. Conoscere le mafie, invece, è la premessa per combatterle ma bisogna farlo partendo dalla Costituzione e dall’educazione alla legalità. Ed è proprio la nostra Carta Costituzionale che tutela gli studenti e la loro integrità psico-fisica. Non dimentichiamoci che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Lo Stato dunque è in debito con i nostri studenti! Allora se vogliamo che gli studenti italiani abbiano fiducia nello Stato cominciamo a dar loro scuole sicure. Facciamo si che queste scuole formino non solo buoni studenti ma anche buoni cittadini.

Proviamo a creare una ricerca scientifica libera dai baroni e dalla corruzione. Se solo lo Stato s’impegnasse su questo fronte, la sua credibilità prenderebbe subito quota. Togliamo questa spada di Damocle sulla testa di alunni, insegnanti e personale scolastico! Credo che molto presto i dirigenti scolastici prenderanno la decisione di chiudere alcune scuole poiché preferiranno essere accusati di interruzione pubblico servizio al posto di delitti che prevedono il carcere. Proviamo a fare qualcosa di veramente utile per il bene comune. Facciamo sì che i nostri ragazzi frequentino le scuole in sicurezza e che sviluppino quelle competenze e quei valori che oggi sono necessari per migliorare la nostra società. A scuola non si va per conseguire solo una laurea ma si dovrebbe frequentarla anche per prepararsi ad affrontare la vita avendo chiari il senso dei valori. Spero che la scuola italiana un giorno possa sfornare oltre a ottimi studenti anche buoni cittadini. Per far questo la scuola dovrà essere esempio positivo e non negativo come lo è attualmente.

*Vincenzo Musacchio, direttore scientifico della Scuola di Legalità “don Peppe Diana” di Roma e del Molise

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