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Il grillo parlante e il ventriloquo delirante

 

 

Tempo fa scrivendo del Movimento 5Stelle scrissi di Beppe Grillo e del suo passato da comico…Evidentemente, un po’ di ragione ce l’ha anche lui quando bacchetta i giornalisti…ma solo un po’…e non come però pensa lui. Mi spiego. I miei “colleghi”, giovani o maturi, che seguono le grigie vicende degli affari politici italiani sono sempre più dei “reggitori di microfoni” oppure “megafoni” dei loro “giornali-partito”, secondo le volontà dei loro editori, il più delle volte mossi da conflitti di interesse. Non si spiegherebbe altrimenti l’incapacità di fare “contraddittorio” con Grillo oppure di minimizzare le sue performance, invece di amplificarne ogni starnuto demagogico, di appostarsi ovunque vada, come fosse una moderna statua della “Madonna peregrina” che trasuda lacrime e sangue. I miei ammonimenti, dunque, sono rimasti inascoltati, anche se ho ricevuto insulti e minacce da scalmanati tifosi delle “5Stalle”.

Grillo nasce come comico, scoperto da quel grande professionista di Pippo Baudo. Diviene una star televisiva con il suo spirito dissacrante e “antipolitico”. Da sedicente socialista passa a posizioni di “irredentismo qualunquistico”, diciamo vagamente di “sinistra”.  I suoi testi erano partoriti dal bravissimo Antonio Ricci, suo grande amico, quello che ha ideato “Drive in” e l’immortale e graffiante “Striscia la notizia”. Questo programma, se ci fate caso unisce, oltre alla dissacrazione del mondo dello spettacolo, anche spazi di denuncia sociale, di critica subliminale a tutti i politici e amministratori e assurge ad una sorta di “TG alternativo”, fustigatore del grigiore giornalistico. In qualche modo, Ricci è in Tv quello che Grillo è sulla scena politica. Entrambi progenitori di quel “qualunquismo mediatico indotto”, che da parecchi anni contribuisce, oltre a denunciare scandali e ruberie, anche a sfiduciare l’opinione pubblica sia verso la classe politica, sia verso le istituzioni e ovviamente i giornalisti.

Ho conosciuto Ricci in un lontano Festival di Sanremo, proprio mentre faceva il ghost-writer di Grillo, ed ho scoperto il suo sistema per memorizzare durante le serate del Dopo-Festival le situazioni comiche, di riuscire ad assorbire come una “spugna” le battute e le barzellette degli altri, il più delle volte parolieri, cantanti, musicisti, gente di spettacolo. Poi il tutto veniva rielaborato e “digerito” da Grillo per la sua apparizione del giorno dopo sul palcoscenico. Davvero bravi! Ma era pur sempre una produzione comica, seppure graffiante. Ricci lo stimo come professionista e mi resta molto simpatico. La premiata ditta si era sperimentata e affermata in Tv grazie alla regia del talent-scout Enzo Trapani con gli spettacoli “Te la do io l’America” e il successivo “Te lo do io il Brasile”. Primi anni Ottanta, certo, anni del craxismo imperante e della “Milano da bere”, ma anche di una sperimentazione televisiva di grande livello.

Dunque, Grillo per essere il personaggio che è ha sempre avuto bisogno di un “Ventriloquo”. Prima Trapani, dopo Ricci, poi, quando la “ditta” si separò, avvenne il suo declino e cominciò la sua personale “diaspora artistica” sui teatri a distruggere i computer, a dissacrare internet e la telefonia!!! Certo, ad ostracizzarlo, ad emarginarlo dalle televisioni (come era già accaduto per Dario Fo) furono i suoi attacchi contro Craxi e i governi del CAF. Ma non solo! La sua comicità “fracassona” non tirava più e si imponevano in TV nuovi talenti comici e tipologie di spettacoli. Cominciò così la sua trasformazione in “difensore consumerista” dei piccoli azionisti: spettacolari le sue apparizioni alle assemblee della Telecom e della FIAT!

Ogni tanto, l’amico Ricci gli dava un po’ di spazio nella sua “Striscia”, ma la TV restava un porta chiusa.

Quindi, l’incontro con Casaleggio padre, prima, e Casaleggio figlio, adesso. Ma sempre nelle vesti del pupazzo umano, “burbero dissacrante”, in mano ad un Ventriloquo. E’ questa la sua potenza e il suo grande punto debole. Sarebbe cosa utile che i giornalisti e gli elettori meditassero sulla sua storia e sui pericoli intrinsechi alla sua strategia politica. Certo, non proprio tutta farina del suo sacco!

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