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Non chiamatele più morti bianche. Firmate l’appello

 
In questi giorni sono usciti i dati sugli infortuni mortali sul lavoro che ci parlano di un aumento del 5,2% nei primi 7 mesi del 2017, passando da 562 dell’anno precedente a 591. Ricordiamo che queste sono solo le denunce di infortunio mortale sul lavoro fatte all’Inail, e non è detto che verranno riconosciute come morti sul lavoro; ma il piu’ delle volte poco piu’ del 50% vengono riconosciute come infortunio mortale. Va ricordato, inoltre, che l’Inail considera come morti sul lavoro solo i suoi assicurati, a volte neppure quelli.
Ancora troppi mezzi d’informazione, troppi giornalisti chiamano queste morti con il termine improprio “morti bianche” o peggio ancora  “tragiche fatalità”. Sono due termini che ci sconcertano moltissimo. Vorremmo rivolgere un appello al mondo dell’informazione: non chiamate più le morti sul lavoro con il termine “morti bianche” e “tragiche fatalità “. Sono due termini che ci offendono, e offendono in particolar modo i familiari e la memoria dei morti sul lavoro. Queste morti non sono mai dovute al fato o al destino cieco e beffardo, ma si determinano perché, in molti luoghi di lavoro, non vengono rispettate neanche le minime norme per la sicurezza sul lavoro. Queste non sono “morti bianche”, quasi fossero candide, immacolate, innocenti, ma sono morti sporche, anzi sporchissime! In queste morti c’e’ sempre un responsabile, a volte più di uno. Le chiamano morti bianche, bianche come il silenzio, come l’indifferenza che si portano dietro. Queste morti non sono incidenti o tragiche fatalità, ma dipendono dall’avidità di chi si rifiuta di rispettare le norme per la sicurezza sul lavoro. Negli anni ’60 le chiamavano omicidi sul lavoro.L o sappiamo che e’ un termine forte, ma di sicuro più realistico della presa in giro del termine “morti bianche”. E’ anche partendo dal linguaggio che si combatte una battaglia di prevenzione e per la sicurezza sul lavoro. E chiediamo ai mezzi di comunicazione anche di tornare ad accendere i riflettori su questo bollettino di guerra quotidiano. Affinché il tragico contatore dei morti, degli infortunati, degli invalidi si possa finalmente arrestare.
Per questo vi invitiamo ad aderire all’appello “Non chiamatele morti bianche” inviando una email con proprio nominativo e qualifica a: marco.bazzoni01@libero.it 

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