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Giancarlo Siani, il coraggio della verità

 

Per noi  a Napoli questi dell’inizio dell’ultima decade di settembre quando l’estate si congeda definitivamente passando il testimone all’autunno sono i giorni di Giancarlo, che continua a vivere cosi’ nei cuori non solo di chi lo ha conosciuto e gli ha voluto bene, ma anche di quanti hanno trovato nel suo esempio un modo per essere migliori. Grazie al’impegno del fratello Paolo, di Geppino Fiorenza, della Fondazione Polis, di Libera e di tanti amici c’e’ ormai per fortuna una generazione Siani, ragazzi che sono cresciuti riconoscendosi nel sogno di Giancarlo.

Nella mia libreria si staglia in evidenza un cofanetto con due volumi che contengono gli scritti giornalistici di Siani. Bello il titolo: “Le parole di una vita”. Troppo breve, ma intensa e intrisa di una passione per il “mestieraccio” da renderlo un simbolo non solo per chi fa informazione,ma per tutti coloro che amano il proprio lavoro,la propria professione:il medico, l’avvocato, l’ingegnere etc.‎ Prima di tuffarmi negli eventi anno dopo anno proposti dal Premio Siani e dal festival Imbavagliati organizzato da Desiree Klain mi piace ritirare fuori dal cofanetto quei due libri e toccare con mano quella passione. E’ un atto rigenerante di motivazioni. Puntuali le cronache: dai rapinatori che terrorizzano i portuali (di Torre Annunziata n.d.r.) al barbacane che paralizza il traffico, fino ai programmi dell’estate tra rock e classici. Scriveva di tutto Giancarlo e non faceva sconti a nessuno, nemmeno alla prima giunta progressista di Napoli, guidata da Maurizio Valenzi,che pure ebbe grandi meriti di legalità. Ma nel pezzo intitolato:”Il patto con il diavolo”, pubblicato in epoca di riscostruzione post sismica, siamo a dicembre 1981 , su “il lavoro nel sud” Siani stigmatizzava come l’amministrazione comunale si fosse buttata “tra le braccia dei costruttori, anche se tra questi ci sono i saccheggiatori di Napoli degli anni ’60. La formula usata e’ stata quella della consegna chiavi in mano: fate voi, ma consegnatemi le case al piu’ presto”.

Cosi’ deve essere il giornalista sempre. Non schierato per i buoni contro i cattivi, ma sempre per il racconto dei fatti nel rispetto di quella che ritiene in coscienza essere la verità.

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