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Quattro anni di silenzio che si colorano o di morte, o di vita. Noi continuiamo a sperare

 

Il 29 luglio 2013 Paolo Dall’Oglio, sacerdote gesuita e missionario, veniva rapito in Siria. Abuna Paolo: così lo chiamano affettuosamente i siriani. Una figura capace di percorrere più strade contemporaneamente: il dialogo con l’Islam, il rispetto per i diritti umani, l’impegno per la corretta informazione non a senso unico. “Liberate padre Dall’Oglio e i vescovi rapiti in Siria e tutte le altre persone che nelle zone di conflitto sono state sequestrate… a questi nostri fratelli venga presto restituita la libertà”, sono le parole di Papa Francesco. Sono anche le speranze dei familiari, dei suoi amici, di quanti hanno a cuore l’uomo, la sua libertà e la pace.

Oggi ho incontrato le sorelle di padre Dall’Oglio. Sul loro viso i segni di un’attesa, di una sofferenza ma anche di tanta dignità. Mi hanno ricordato come nel 1986 il giovane Paolo collaborava, proprio ad Assisi, per la Giornata Mondiale di preghiera per la pace, voluta da Giovanni Paolo II: la prima di una lunga serie, che aprì le porte ad un dialogo, non solo tra le fedi religiose, ma anche per la pacifica convivenza tra fedi e culture diverse. Una giornata che segnò per sempre il cammino di Paolo, che lo porterà nel cuore della Siria a testimoniare la bellezza di un Dio che è padre per ogni uomo.

Ho ricordato loro di quando ci siamo incontrarti l’ultima volta nella mia città natale, Scala, il paese più antico della Costiera Amalfitana, per celebrare il dialogo possibile fra mondi diversi: fu una delle sue ultime comparse in tv. Era il settembre 2012. Quelle sue parole risuonano ancora oggi: “Lo senti il rumore dei profughi?”. “Sai qual è il prodotto della guerra? È un uomo disperato che soffre per aver perso quel poco che aveva”.

Ricordo che la conversazione andò a finire su una grande questione, che mi sembra profetica: non siamo preparati ad accogliere tanta gente. Ed è vero, perché politici e non, populisti e animatori di violenza esagerano con i numeri, esagerano con i pericoli, esagerano con parole: è un’invasione, è terrorismo; esagerano con i gesti, l’ultimo in ordine di tempo sono le bombe carta dinnanzi ai centri che accolgono questi nostri fratelli.

Padre Dall’Oglio è stato un uomo che ha dialogato con Dio e cercava di dialogare con l’uomo. Per dirlo con le parole di padre Federico Lombardi: “La sua testimonianza è di una attualità permanente per quanto riguarda tutta la dimensione del dialogo tra Cristianesimo e Islam”. Cocenti le sue parole: “Una Siria per i siriani. Nell’est del Mediterraneo, per tutto il mediterraneo, per la pace in Medio Oriente. Questo è quello che noi vogliamo”. Oggi sono quattro anni di silenzio che si colorano o di morte, o di vita. Noi continuiamo a sperare.

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