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Legge elettorale e “astuzia della Ragione”

 
Qualche volta anche la cronaca, come la Storia, incappa ne “l’astuzia della Ragione”. Oppure, senza risalire a Hegel, si può dire che “non xe un mal che no sia anche un ben…” (non tutto il male vien per nuocere…). Forse c’è stata un po’ di astuzia, o qualche confusione procedurale, nell’inciampo della votazione segreta che è diventata palese ed ha svelato la rottura occulta dei patti sulla legge elettorale da parte del M5S e qualche mal di pancia del Pd. Così il patto è saltato, tra reciproche accuse di inaffidabilità, e tutto è ritornato in alto mare, ma non senza conseguenze. Innanzi tutto c’è stata la conferma che l’attuale Parlamento, del tutto privo di qualsiasi spirito costituente, è incapace di andare oltre i propri piccoli interessi di bottega. Dall’altra parte, forse, ha messo al sicuro il cammino del governo Gentiloni, che ha di fronte a sé importanti appuntamenti di carattere economico e civile, come lo jus soli, per dare la cittadinanza a giovani che hanno fatto le scuole in Italia, che parlano e pensano in italiano, ma sono nati da genitori stranieri.

Adesso, saltata la legge elettorale, ci sono due o tre strade da percorrere. La prima è il ritorno alla Commissione affari costituzionali e provare a ricucire una tela ormai sdrucita. L’altra -un po’ dispettosa o indispettita- prevede di votare con i monconi di legge elettorale che sono stati corretti –per sottrazione- dalla Consulta, sostanzialmente proporzionali, con diversi sbarramenti (3% alla Camera e l’8% al Senato), ma con l’apertura alle coalizioni. In questo caso ci dovrebbe essere almeno un tentativo di omogeneizzazione, come chiede da tempo il presidente Mattarella, ma forse anche questo è troppo per lo sfiancato Parlamento italiano. Ci sarebbe anche una terza possibilità, più coraggiosa e quindi improbabile, che nasce da una piccola “astuzia della Ragione” che ha messo a confronto, a distanza di pochi giorni, i risultati di tre sistemi elettorali. Fermo restando che l’ipotesi più probabile in Italia rimane il ritorno al sistema proporzionale, che pure era stato bocciato da un affollatissimo referendum popolare nel ’93, abbiamo visto che l’uninominale all’inglese non basta più a garantire la governabilità, anche se appena due punti percentuali tra Conservatori e Laburisti (42% a 40%) danno ai primi oltre 50 seggi in più. Macron, invece, che poche settimane fa aveva vinto il primo turno con appena il 26% dei voti, ha gettato le basi per una larghissima maggioranza parlamentare. Nelle elezioni amministrative italiane abbiamo visto il ritorno a un sistema sostanzialmente bipolare, con una leggera prevalenza del centro destra sul centro sinistra, mentre il M5S è scivolato quasi ovunque fuori dal ballottaggio che si terrà tra due settimane.

La ragione e l’esperienza dimostrano che il sistema alla francese, maggioritario, uninominale a doppio turno, che utilizziamo per l’elezione dei sindaci, funziona in modo adeguato perché garantisce rappresentanza e stabilità. Saggezza e un po’ di astuzia consiglierebbero di provare a rilanciare questo sistema anche a livello parlamentare, in modo da obbligare i partiti a scegliere persone conosciute sul territorio, che vengono soppesate e votate direttamente dai cittadini. Ma questa soluzione rimane improbabile. Ecco, allora, che “non xe un mal che no sia anche un ben…”. Le leggi elettorali uscite dalle forbici della Consulta permettono di recuperare le coalizioni, come nel caso dei sindaci. Nel centro destra Berlusconi dovrà accettare la tutela della Lega Nord, che non di rado garantisce la vittoria. Nel centro sinistra Matteo Renzi dovrebbe aprire un dialogo serio con Pisapia, che viene tirato per la giacchetta dai fuoriusciti del Pd, ma propone ragionevolmente delle primarie di coalizione e –si spera- anche qualche accenno di programma di governo. Nel centro sinistra basterebbe un po’ di umiltà e di buon senso, per provare a non farsi –come al solito- del male da soli, perché la prossima volta non ci sarà “l’astuzia della Ragione” a dare un’altra possibilità per rinsavire.

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