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Diffamazione. Infondata la 99esiama querela contro Federica Angeli

 

La 99esima querela per diffamazione a mezzo stampa, su 112 in 20 anni, a carico di Federica Angeli, è risultata infondata. “Le querele temerarie sono uno strumento utilizzato per intimidire e mettere il bavaglio alla stampa”, ha dichiarato la stessa Angeli, giornalista di Repubblica sotto scorta dal 2013 perché minacciata dalla mafia di Ostia per i suoi articoli sul racket degli stabilimenti balneari. Una testimonianza che ha delineato l’impronta de “La forza di una scelta”, appuntamento proposto dal Festival del Giornalismo in svolgimento fino a sabato a Ronchi dei Legionari (Go). All’incontro, condotto dalla giornalista Margherita Reguitti, hanno partecipato anche Chiara Giannini de Il Giornale, corrispondente di guerra e esperta di flussi migratori e terrorismo e Marina Cosi cofondatrice e presidente dell’Associazione GIULIA Giornaliste Unite Libere. Tre professioniste connotate da diverse posizioni che hanno raccontato l’attualità di un giornalismo di genere.

“Questo tipo di azione legale rappresenta un peso enorme per chi non ha un giornale importante alle spalle o per il freelance che non ha tutele”, ha proseguito Federica Angeli. Un modo legale per impedire che certe verità emergano.” E’ urgente dunque che venga approvata in tempi stretti una legge che regoli in modo certo questi casi.

Fondamentale dunque la battaglia in questa direzione portata avanti dalla Federazione nazionale della Stampa italiana, ma anche da molte associazioni, fra le quali Articolo 21 è stato sottolineato durante il dibattito in cui si è anche parlato delle difficoltà di essere donne in un mondo di uomini. Della forza con cui le donne affrontano scelte difficili, sia nella vita, sia nel lavoro. Le querele temerarie, con richieste astronomiche di risarcimento sono di fatto i migliori strumenti per impaurire e delegittimare giornalisti che lavorano in uno stato di precariato e senza alcuna tutela, usati e spremuti dalle testate.

” E’ necessario – ha proseguito Federica Angeli, – che la legge ferma in Senato da troppo tempo prosegua il suo iter al fine di avere a disposizione gli strumenti per impedire l’azione di intimidazione attraverso querele temerarie verso giornalisti e piccoli editori.” Altri paesi hanno già provveduto a dotarsi di leggi per impedire queste azioni pretestuose, imponendo a chi ne dà l’avvio azioni legali infondate il pagamento di un risarcimento commisurato all’enormità di quanto richiesto. “Purtroppo nel nostro Paese, prosegue la giornalista romana, manca una soluzione legislativa che blocchi l’uso strumentale della giustizia contro i giornalisti, ponendo fine alle cause civili promosse su accuse infondate e richieste pecuniarie che inevitabilmente ricadranno – quando va bene sui bilanci delle realtà editoriali – molto più spesso sulla vita dei giornalisti. Ma parte mia posso dire che nel caso di errore, ha proseguito, nonostante la cura che viene utilizzata nella fase di accertamento e verifica della notizia, metodo condiviso da tanti colleghi, non vi è mai dolo o tanto meno volontà di diffamare le persone. L’etica della correttezza professionale e dell’accurata verifica valgono anche per i soggetti loschi e malavitosi. Per un articolo di 20 righe il lavoro è mastodontico.”

Durante l’incontro, terza edizione della manifestazione, organizzata dall’associazione “Leali delle Notizie”, è emerso anche quanto le donne debbano faticare per avere il riconoscimento del proprio valore e impegno oltre a come sia ancora per loro difficile, nonostante la numerosa presenza nelle redazioni di giornali, radio, tv e nuovi media, raggiungere ruoli di comando e responsabilità. Certo si assiste a una crescita inarrestabile di un giornalismo di genere nel quale le donne non si contrappongono ai colleghi maschi, né ne assumono le strategie o i comportamenti. Piuttosto è sempre più forte da parte delle donne la coscienza delle peculiarità e complementarietà di modi diversi di cercare e raccontare la verità dei fatti.

Nella foto: da sinistra Margherita Reguitti condutrice  Chiara  Giannini  il Giornale , Federica Angeli  Repubblica e Marina Cosi Associazione GIULIA

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